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America Latina
L'impotenza dell'occidente che si crede indiscutibile Stampa E-mail
Il Manifesto, 18/12/2001, già Latinoamerica n. 76-77, 3/4, luglio-dicembre 2001

Mentre scriviamo queste note introduttive dei numeri 76 e 77 di “Latinoamerica” (che esce eccezionalmente in edizione doppia a trentamila lire), ci rendiamo conto con sconcerto che siamo in guerra ma non lo possiamo dire. Una situazione kafkiana con un apparato militare rivolto per ora contro l'Afghanistan, fra i più poderosi mai messi in campo dall'occidente dalla seconda guerra mondiale ad oggi, un apparato che siamo costretti però a definire un'operazione di polizia internazionale, pena l'accusa di essere tacciati di antiamericanismo, se non addirittura di essere conniventi con i terroristi.

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Fidel Castro, perchč č ancora una ossessione dei "maitre a penser" dell'informazione? Stampa E-mail
Latinoamerica n.76/77, n. 3-4, lug/dic 2001

Ancora una volta, come già gli era successo a Roma durante il vertice della Fao nel 1996, il discorso di Fidel Castro a Durban (Sudafrica) per la conferenza dell’Onu sullo schiavismo, il colonialismo, l’apartheid e il genocidio, è stato il più applaudito fra tutti quelli pronunciati dai leaders e dalle personalità convenute. Eppure a Durban, all’inizio di settembre c’erano figure indiscutibili e profetiche come Nelson Mandela o Nobel per la pace come Rigoberta Menchù e Perez Esquivel, tutti e tre sopravvissuti a prepotenze, massacri, martiri che, da soli, spiegano perché le parole di Fidel Castro, leader spesso discusso per l’integralismo e le restrizioni della revolucion, risultassero più accettabili, meno ipocrite, di quelle dei rappresentanti del mondo che si autodefinisce civile e democratico. Un mondo che, nella seconda metà del secolo appena trascorso, non ha fatto nulla perché un avvocato nero e perbene come Nelson Mandela, vittima dell’apartheid, evitasse di passare trent’anni nella cella di un carcere di due metri per tre, o perché lo sterminio delle popolazioni maya in Guatemala del quale la famiglia Menchù fu una delle decine di migliaia di vittime, si fermasse in quegli anni ottanta, ancora tragici per l’America Latina, o perché infine la feroce dittatura argentina, che usava buttare in pasto ai pescicani nell’oceano Atlantico tutti quelli che definiva sovversivi, fermasse questo rito macabro dal quale il cattolico Adolfo Perez Esquivel, esponente delle associazioni di difesa dei diritti umani, si salvò per un puro caso.

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I mostri dell'America Stampa E-mail
Latinoamerica n.76/77, n. 3-4, lug/dic 2001

Quello che più sgomenta, al di là delle immagini terribili che dalle tre del pomeriggio di ieri (ora italiana) hanno incominciato a angosciare la nostra vita e a disintegrare  le nostre certezze, è forse proprio la scoperta della facilità con cui nel mondo moderno si possa, in pochi minuti, colpire il cuore anche della nazione più potente e (si credeva) più protetta del mondo e la si possa mettere in ginocchio. Solo pochi mesi fa il presidente degli Stati Uniti, Bush jr., aveva insistito al G8 con gli scettici alleati europei per ripristinare lo scudo spaziale contro i missili che i nemici dell’occidente avrebbero potuto sparare. Nel vecchio continente questa richiesta era sembrata eccessiva, considerando che purtroppo i presunti nemici dell’occidente, a questo punto, non potevano essere che i poveri del sud del mondo, spogliati da ogni loro risorsa ma impossibilitati a far sentire la loro voce.

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Se il G8 decide di fare la guerra ai poveri e a chi li difende Stampa E-mail
"Latinoamerica" n.75, n.2,  apr/giu 2001

Dagli idealisti di Porto Alegre ai maya del Chiapas in marcia, dal popolo Sarawi al popolo di Seattle: ecco l'esempio dell'umanità che si tenta di cancellare i paesi del G8, i famosi sette grandi più la Russia, che si riuniranno a Genova dal 20 al 22 luglio, stanno per stabilire un record inimmaginabile alla fine della seconda guerra mondiale o alla caduta nell'89 del muro di Berlino e dell'impero sovietico. Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia più la Russia (accolta alla corte dei ricchi più per quello che rappresentava un tempo che per quello che rappresenta oggi), stanno per sancire infatti l'indiscutibile diritto di esistere solo per il 20 % dell'umanità a scapito del rimanente 80 %. Anzi, il mondo che non ce la fa sarà per sempre indicato come il vero pericolo dell'umanità, il terrorismo contro cui lottare.

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