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America Latina
Il caso Battisti e la storia di comodo Stampa E-mail
da Il manifesto, 4 febbraio 2009 

Colpisce profondamente l’intransigenza del governo brasiliano nel respingere la richiesta di estradizione di Cesare Battisti, ex “proletario armato per il comunismo”, e più recentemente scrittore di successo in Francia, prima di fuggire a Rio de Janeiro, condannato per vari omicidi compiuti negli “anni di piombo” del nostro paese.
Ma fa ancora più impressione l’uso spregiudicato che alcuni politici e giornalisti disinvolti, legati al governo in carica in Italia, fanno dell’episodio, evitando di approfondire una storia che non può essere letta solo come la protezione per motivi ideologici che la Francia socialista di Mitterand, ma anche quella più conservatrice di Chirac e poi il Brasile di Lula, hanno concesso ad un personaggio non certo trasparente come Battisti stesso. (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 

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Storia di una messa in scena Stampa E-mail
Latinoamerica n.106/107, n.1-2, gen/giu 2009

Deve essere vero... Yoani Sánchez, come ha scritto recentemente la rivista Time è una delle 100 persone più influenti del mondo che viviamo. Per quelli che non lo sapessero [anche se i suoi fans giurano che lo sanno tutti] Yoani Sánchez è la bloguera anti-sistema più famosa di Cuba, tanto che l’Editorial Prisa, il poderoso gruppo spagnolo che, oltre a più di mille emittenti in Messico, Stati Uniti, Panama, Costarica e Colombia, è padrone del quotidiano spagnolo El País, le ha assegnato qualche mese fa, con una grande campagna promozionale, il Premio Ortega y Gasset, un premio giornalistico che, prima di essere assegnato a lei, non era particolarmente conosciuto nell’universo della comunicazione. In un continente. l’America latina, dove, malgrado il nuovo vento di progresso che spira, i mezzi d’informazione sono al 95% in mano alle locali oligarchie predatrici, quello di Yoani è l’unico blog critico che El País -e ora anche qualche giornale e network italiano- sostengono. E questo dimenticando, magari, che in paesi come la Colombia e il Messico, che stanno proprio da quelle parti, i cronisti coraggiosi li ammazzano a decine. (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 

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Cuba nell'epoca di Obama Stampa E-mail
Latinoamerica n.106/107, n. 1-2, gen/giu 2009

Negli ultimi mesi, proprio in concomitanza con l'esplosione della crisi globale, quasi tutti i capi di stato latinoamericani sono andati in visita all'Avana. Il momento favorevole della Revolucion, che nel summit di Trinidad e Tobago torna al centro della scena e influenza il cambio politico in corso nel continente, nelle parole di Abel Prieto, scrittore e ministro della Cultura nell'isola.


Minà:  Per anni la gente mi ha chiesto: che succederà a Cuba dopo Fidel? E io rispondevo: il problema è cosa faranno gli Stati Uniti rispetto a Cuba? Tutto quel che può fare Cuba dipende da come i nuovi governi statunitensi pensano di comportarsi. Ieri finalmente Obama ha annunciato alcune piccole decisioni sulla legge Torricelli, Helms- Burton. Significa che sta cominciando una nuova era per Cuba?


Prieto: Gianni, quello che ha annunciato ieri non modifica né la Torricelli né la Helms-Burton. Obama ha annunciato la fine delle restrizioni dei viaggi e dell’invio di rimesse ai cubani americani. Cioè lui può modificare misure prese da Bush,  dall’esecutivo, ma non può modificare altre cose che hanno a che vedere con il Congresso. Sono passi certamente da valutare positivamente ma che lasciano intatto il meccanismo del bloqueo. Per Cuba tutto ciò significa molto poco. Lui non parla del blocco, lo stesso Fidel lo commenta nelle sue riflessioni; non tocca nemmeno la libertà di viaggiare a Cuba dei cittadini statunitensi, non tocca questo punto. In realtà è qualcosa che ha evidentemente a che vedere con il Vertice delle Americhe che, come tu sai, comincia nelle prossime ore a Puerto España. La cosa interessante, a mio modo di vedere, è che gli Stati Uniti, in previsione del Vertice, stanno facendo dei gesti, rispetto a Cuba. Per la prima volta mi pare che nel continente vi sia una correlazione di forze che obbliga un governante americano a prepararsi con qualche gesto per un vertice. E’ un fatto unico perché indubbiamente il tema di Cuba sarà presente, naturalmente portato dal presidente Chávez, da Evo… (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 

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L'uso non sempre corretto del tema dei diritti umani Stampa E-mail
Latinoamerica n.106/107, n. 1-2, gen/giu 2009 

Nel nostro lavoro di cronisti che si occupano di argomenti delicati per la suscettibilità del Paese egemone del mondo moderno, noi di Latinoamerica siamo sempre cauti e rigorosi -fino all’ossessione- nel controllo delle fonti, specie quando ci occupiamo di un argomento scabroso come le violazioni e la tutela dei diritti umani.

L’argomento, infatti, fu individuato come strategico e usato per una guerra politica e psicologica contro Cuba già da Ronald Reagan, un presidente degli Stati Uniti molto disinvolto che, mentre dava il via libera a questa strategia, incrementava e proteggeva la “guerra sporca” contro il Nicaragua, usando, senza vergogna alcuna, paesi come Honduras e Salvador come base di lancio dei massacri perpetrati dagli scherani dell’ex dittatore Anastasio Somoza contro la popolazione che aveva scelto di aiutare la rivoluzione sandinista. (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 


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