Home arrow Sport
Sport
Olimpiadi di guerra Stampa E-mail
"Il Manifesto",  13 agosto 2004

E' difficile dire cosa rappresentano ancora nell'immaginario dei popoli le olimpiadi. E, anche se dopo 104 anni quelle moderne create dal barone De Cubertin torneranno a disputarsi dove sono nate in Grecia, è possibile che la maggior parte della gente le vivrà senza dar loro particolari significati. Insomma un variegato e affascinante spettacolo televisivo, utile solo per rivitalizzare la modesta programmazione estiva dei network delle nazioni evolute nel nord del mondo. Le Olimpiadi infatti non sono per tutti. Molte popolazioni povere, prive non solo di apparecchi televisivi ma di elettricità, nemmeno le vedranno e molte (ne esistono ancora decine di migliaia)ancora adesso non sanno della loro esistenza. Non è una notazione pessimista è la percezione della realtà, anche se  vivendo nella parte sviluppata del pianeta siamo sempre portati a credere che tutto quello che migliora e rende gradevole la nostra vita (e le Olimpiadi indubbiamente per il loro messaggio lo sono) sia una conquista riservata a tutti.

Leggi tutto...
I segreti del successo dello sport cubano Stampa E-mail
Il Manifesto, Luglio 2004

Quando a Sidney, nel 2000, i cubani perdettero la medaglia d'oro nel baseball fu una sorpresa profonda, perché in questo gioco, ritenuto assolutamente nordamericano, avevano trionfato a Barcellona nel '92 e ad Atlanta nel '96. Vittorie che avevano coronato un predominio di anni e che molti avevano interpretato anche come una rivincita politica dell'isola socialista dei Caraibi contro gli Stati Uniti, il grande rivale del nord, che da più di 40 anni impone a Cuba un antistorico e immorale embargo, già condannato, per dieci anni di seguito, dall'Assemblea delle Nazioni Unite.

E' vero che finora gli Usa non hanno potuto utilizzare alle Olimpiadi i loro campioni miliardari della MBL, il torneo professionistico del paese, ma è anche vero che la patria di questa disciplina ha, a livello di college e università, lanciatori e battitori di valore talmente numerosi da potere formare almeno quattro nazionali.

Leggi tutto...
La malinconica resa del nostro calcio, spompato e perdente Stampa E-mail
"Il Manifesto", 24 giugno 2004

Dopo la malinconica uscita degli azzurri dagli Europei portoghesi, forse l'atteggiamento più facile sarebbe quello di sostenere che Giovanni Trapattoni, ex allenatore vincente con Juventus, Inter, Bayer Monaco e perfino Fiorentina, è ormai bollito. Ma sarebbe un modo ingeneroso di evitare la realtà e di allinearsi al clima di “guai ai vinti”, tanto caro al Processo di Biscardi, e anche, sorprendentemente, all'informazione più vicina all'universo berlusconiano e al suo proconsole Galliani, inadeguato presidente della Lega Calcio. Perché il vecchio Trap, che pure aveva qualificato la nostra nazionale, infilando una dozzina di successi consecutivi (era sempre lui il ct), di errori questa volta ne ha commessi parecchi (più nei cambi che negli schemi), come ai mondiali nippo-coreani di due anni fa. Ma quel gruppo di giocatori, completamente cotti fin dall'esordio con la Danimarca, glie li ha consegnati proprio quello sbracato movimento calcistico italiano, ormai evidentemente consumato, usurato dalla programmazione e dalle scelte fatte proprio dalla Confindustria del calcio, quella guidata (si fa per dire) da Galliani, dove l'unica cosa che conta è rastrellare denaro per turare le falle di una gestione economica presuntuosa, innescata anni fa da Berlusconi e ora diventata regola insensata e grottesca. E' una logica che, non a caso, ha contagiato anche il calcio spagnolo, il più spendaccione insieme al nostro. Non mi sorprende quindi che, prima di noi, sia stata proprio la nazionale di Raul e Morientes ad essere stata rimandata a casa senza pietà da Portogallo e Grecia, una formazione quest'ultima che ha scoperto il suo uomo del destino in Vryzas, giocatore che, in Italia, Perugia e Fiorentina hanno spesso fatto immalinconire in panchina.

Leggi tutto...
Quando Guevara giocava Stampa E-mail
Laureus, n.3 maggio 2004

“Lo chiamavamo Fuser , il furibundo Serna , dal nome della madre Celia de la Serna, perché malgrado l'asma che lo affliggeva, il suo temperamento scandiva le nostre partite di rugby e il suo ansimare diventava spesso una specie di grido di battaglia. “Vai Fuser!” urlavo mentre la palla ovale ondeggiava nelle mie mani prima del lancio, e sapevo che, con più puntualità dei miei fratelli Tomas o Gregorio, o di suo fratello Roberto, lui era già scattato per ricevere il passaggio. Roberto e Tomas erano forse tecnicamente più bravi di Fuser in quello sport, ma non avevano la sua ostinazione, quella che ora i cronisti sportivi chiamano la rabbia agonistica.”

Leggi tutto...
<< Inizio < Precedente 1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo > Fine >>

Risultati 17 - 20 di 32
Chi č online
Abbiamo 63 visitatori online
GME Shop

Warning: mysql_fetch_row(): supplied argument is not a valid MySQL result resource in /web/htdocs/www.giannimina.it/home/stats/php-stats.recphp.php on line 466