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Attualitā
SIAE, l'affaire del commissariamento Stampa E-mail
Il Manifesto, 24 Marzo 2005 

Mi fa piacere che il Manifesto abbia pubblicato l'altro ieri la lettera scritta, con stile e classe, dall'avvocato Rienzi, che si definisce portavoce del Codacons, perchè in questo modo diventa palese il livello di mediocrità al quale la suddetta associazione ha scelto di trascinare il tentativo in atto in questi ultimi mesi, di condizionare o accaparrarsi la Siae.

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Il nuovo assalto alla diligenza della SIAE Stampa E-mail
Il Manifesto, 12 Marzo 2005

Caro Direttore,

credevo che il Cda della Rai composto solo da rappresentanti della CdL con un presidente di garanzia che si è perso nel nulla, potesse essere un caso unico di scorrettezza e di accaparramento del potere in Italia, ma mi sbagliavo. Tutto quello che ha a che fare in qualche modo con la comunicazione e la cultura deve finire in mano dell'attuale coalizione di governo senza nessun tipo di rispetto verso la democrazia. La conferma di queste realtà viene dalle recenti vicende della Siae, dove tre consiglieri d'amministrazione del gruppo che ha vinto le elezioni interne e lo stesso presidente sono attualmente esclusi dall'amministrazione della Società stessa mentre un Cda dimezzato formato da tre consiglieri di nomina governativa, da un altro troppo generosamente ceduto all'opposizione dai vincitori delle elezioni e da un altro ancora (eletto per il decesso del consigliere Antonio Marrapodi) passato disinvoltamente dall'altra parte della barricata, legiferano e decidono del destino di un'azienda, la cui esistenza di una società può essere discussa, ma finchè c'è deve essere amministrata secondo la volontà della maggioranza degli iscritti.

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Quei giornalisti che in Iraq devono levarsi dai piedi Stampa E-mail
Il Manifesto, 7 Marzo 2005


A Eason Jordan, per 23 anni executive della CNN, era scappato dalla bocca durante uno dei panel ristretti del summit di Davos, il forum economico dei ricchi rivale di quello di Porto Alegre: “Le truppe in Iraq non vanno tanto per il sottile. Sono a conoscenza dei casi di 12 giornalisti uccisi deliberatamente dai soldati americani proprio in quanto reporter”.

Subito avevano tentato di smentirlo i cronisti embedded , quelli abituati a seguire la truppa e a “fare giornalismo” con le due cartelle che al tramonto gli vengono consegnate nel bieifing da un ufficiale dell'esercito d'occupazione degli Stati Uniti, magari accompagnate da un paio di fotografie e, se lavori nel settore audiovisivi, anche da un breve filmatino giudiziosamente emendato da ogni immagine inquietante, compiuta dall'armata che dovrebbe portare la pace.

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Bersagli sul confine sottile tra terrorismo e guerra sporca Stampa E-mail
Il Manifesto, 06 febbraio 2005


Il sequestro in Iraq di Giuliana Sgrena che fa seguito a quello avvenuto il 5 gennaio di Florence Aubenas, inviata di Liberation , segnala un disegno ben preciso del quale per ora non è facile individuare il perverso manovratore, il puparo, come si direbbe se parlassimo di mafia. Ma la situazione contingente in quella che fu la terra di Babilonia, è molto simile alla più moderna logica mafiosa: quella di mandare messaggi attraverso atti infami per spaventare il mondo e costringerlo ad accettare la violenza come soluzione.

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