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Attualitā
Accanimento giornalistico Stampa E-mail
 da Il Manifesto, 13 febbraio 2009

 La tragica vicenda di Eluana Englaro ci ha permesso di constatare, una volta di più, la sconcertante situazione in cui versa l’informazione in Italia, ormai acriticamente asservita, salvo pochi casi, alle scelte  politiche e personali del piccolo duce Berlusconi e alle logge e alle lobby che gli reggono il gioco. (...)

 L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 

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Quella volta con Pertini e Garcia Marquez in Messico Stampa E-mail
"Vivaverdi" , 7 novembre 2007

Fa impressione, dopo avere ascoltato Silvio Berlusconi affermare, nel famoso "Editto di Sofia", che Enzo Biagi era fra quelli che faceva "un uso criminoso della televisione pubblica", vedere invece la leggerezza del dialogo fra Biagi e Benigni, proprio nell'intervista che aveva scatenato quella insensata reazione del Cavaliere. (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 

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Perché Fabrizio Quattrocchi č un eroe e Fabio Di Celmo no? Stampa E-mail
"Il Manifesto" , 15 gennaio 2006

L'indecente uso elettorale che la destra e alcuni mezzi di informazione hanno fatto e stanno facendo delle immagini dell'assassinio di Fabrizio Quattrocchi in Iraq, mi spinge a una riflessione come cittadino e come giornalista.

Il coraggio e la dignità mostrati dal contractor genovese al momento della morte hanno convinto il nostro Ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, a definirlo un eroe, aggiungendo che dovrebbero vergognarsi tutti quelli che all'epoca di quell'esecrabile episodio mostrarono perplessità per il mestiere scabroso che Quattrocchi stava svolgendo in Iraq. Nel migliore dei casi quello di coprire le spalle a manager e uomini d'affari occidentali che vanno a portarsi via l'ultimo brandello di ricchezza della terra di Babilonia.

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I comici al posto dei giornalisti Stampa E-mail
Il Manifesto, 3 Novembre 2005

La bravura dirompente di Roberto Benigni, che con Celentano a fianco ha regalato giovedì scorso quarantacinque minuti di televisione che sono già culto, hanno spazzato via tutte le possibilità della destra di poter distinguere sul diritto di satira e sul diritto di informazione. Quei quarantacinque minuti ci hanno ricordato che la battaglia sulla qualità della televisione non è persa e che un'altra televisione è possibile. Per questo erano patetici Landolfi, Vito o la Gardini lividi e stonati pochi minuti dopo la fine di Rockpolitik nel salotto di Vespa, e poi, nei giorni successivi, i vari Feltri, Baglioni, Pupo o Ignazio La Russa, per il quale Mentana a Matrix aveva addirittura messo in piedi un collegamento con Parigi per non perdersi il suo aulico pensiero e per farlo guerreggiare con Giovanna Meandri. Purtroppo perfino colleghi solitamente accorti come Pietro Calabrese, dall'estate scorsa direttore di Panorama, non hanno saputo sottrarsi a questo monumentale autogol che la presunta Casa delle libertà ha fatto nell'occasione mettendo in discussione la liceità di Celentano e compagni di esprimersi secondo la loro logica di artisti indiscutibili e di poterlo fare nella tv servizio pubblico. E non solo perché quando si sfiora il 50% di share con un comico che termina recitando Voltaire e Socrate, bisogna avere il pudore di capire che, come dicono a Napoli, “nun è cosa”.

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