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Benedetti quei cattolici Stampa E-mail
"Il Manifesto", 02/08/2001


Forse non è un caso che il grido di dolore e di allarme di tre vescovi come Luigi Bettazzi, Antonio Riboldi e Giuseppe Casale sgomenti per le violenze perpetrate a Genova da quelle forze dell'ordine che avrebbero dovuto solo difendere i cittadini dai violenti, abbia coinciso con il disappunto di un intellettuale come Angelo Panebianco che invece sul "Corriere della Sera"non si spiegava, qualche giorno fa, come una parte del modo cattolico avesse aderito massicciamente, alla protesta antiglobalizzazione e anti G8 "benedetta da molti vescovi e cardinali".

L' insofferenza di Panebianco, in nome del primato dei modelli di sviluppo occidentali che, a parer suo, sarebbero indiscutibili, era confortato dalla presa di distanza, qualche giorno prima, del cardinale Silvano Piovanelli di Firenze che, praticamente, rimangiandosi il favore concesso alla vigilia al mondo antiglobal aveva riconosciuto un presunto errore commesso dal mondo cattolico nell'impegnarsi a Genova.

E' evidente che anche nell'universo variegato di chi crede in Dio c'è una sostanziale diversità di vedute. Ma è anche evidente che chi ha scelto di vivere la fede dal basso, fra la gente e non con i distinguo dei palazzi vaticani, sia portato a rifiutare la inquietante gestione dell'ordine pubblico messa in atto da buona parte delle nostre forze di polizia durante i giorni del G8. Ed è normale quindi giudichi quegli amari accadimenti in maniera assolutamente difforme da chi sostanzialmente continua a non voler capire il perché, in meno di due anni, sia nata ovunque nel mondo una protesta incontenibile contro le politiche economiche e "umane" degli Stati Uniti e dei paesi occidentali che condannano invece alla "non vita" la maggior parte dell'umanità.

C'erano più di settanta associazioni cattoliche presenti a Genova con decine di migliaia di esponenti che ancora adesso, se ne faccia una ragione Angelo Panebianco, non sentono di aver peccato per aver dato il loro contributo ad una manifestazione che fin dall'inizio annunciava di radunare "il più convinto partito antioccidentale" (sono parole sue) del momento.

"E da che parte avremmo dovuto stare?" mi ha chiesto Antonio Vermigli, direttore del bollettino della rete di volontariato cattolico Radie' Resh (fondata da Ettore Masina ex presidente della Commissione diritti umani della Camera) che, nella notte fra venerdì 20 luglio e sabato 21, ha convocato i suoi aderenti ed ha raggiunto Genova sconvolta dall'uccisione di Carlo Giuliani da parte di un giovane carabiniere in servizio di leva mandato insensatamente allo sbaraglio dai suoi superiori.

"Sono soltanto i valori etici e sociali quelli che fanno unire o meno le esperienze di chi crede in Dio a quelle di chi viene da altri percorsi ideali,- ha sottolineato Vermigli- e a chi ci accompagna in un percorso di solidarietà o di protesta in difesa di diritti conculcati, noi non chiediamo da dove viene ma soltanto quale cammino vuole fare insieme a noi. Se il mondo occidentale tradisce la sua storia umanistica o dimentica i suoi incubi di sessant'anni fa, o improvvisamente nega, senza ritegno il diritto di contestare i suoi più recenti e crudeli modelli di sviluppo compie per primo un atto di violenza. E chi è credente per davvero ha il dovere morale di rifiutare questa prepotenza e anche l'idea di un presunto e grottesco primato ideologico e vincente del mondo occidentale. A noi interessa la spiritualità della Chiesa non la sua politica a volte anche imbarazzante."

Quelli della Rete Radiè Resh, come quelli della Rete Lilliputh, come Mani tese altri centinaia di movimenti cattolici e laici, formano quel popolo di oltre sei milioni di italiani impegnati nel volontariato e nella solidarietà che molti dei nostri intellettuali abbagliati solo dagli indici di borsa e dal mercato, conoscono appena o non sanno chi siano. Questo movimenti, però, sono capaci di lenire, spesso da soli, quei dolori che i governi dei G8, non hanno voglia nemmeno di affrontare.

Ci sono angoli martoriati del mondo, come Korogocho, la discarica di Nairobi, dove sopravvivono duecentomila persone o la favela brasiliana di Morenita 2, non lontano dal confine argentino, dove figure profetiche come il missionario comboniano Alex Zanotelli o Arturo Paoli, intrepido novantenne, fondatore dell'Ordine dei Piccoli fratelli di Binda sono pronti a demolire in un attimo, con le loro esperienze, le tronfie certezze di chi pensa sia "sconveniente" rifiutare il mondo diseguale e scorretto, voluto dal Fondo monetario e dalla Banca mondiale. Alex Zanotelli e Arturo Paoli sono testimoni scomodi del tempo ipocrita che viviamo, pronti a segnalarti che il vero terrorismo lo praticano proprio quegli organismi, fautori degli "aggiustamenti strutturali", che sono la vera disgrazia delle economie dei paesi diseredati o spogliati dal nord del mondo.

A Panebianco, però, disturbato perfino dall'attitudine del governo Berlusconi che alla vigilia del summit aveva cercato un dialogo con il Genova social Forum, questa chiarezza intellettuale appare evidentemente una bestemmia. Il dialogo, secondo lui è possibile, solo con i movimenti "pragmatici", cioè con quelli che come ha fatto il G8 a Genova pensano di risolvere con le briciole la "bomba atomica" innescata dalla miseria assoluta di due miliardi di esseri umani e che può scoppiare da un momento all'altro. "Che dialogo è mai possibile con chi, come i movimenti anti-global, contesta la legittimità della tua stessa esistenza?" si chiede, sgomento, l'opinionista del Corriere, dimentico che la stessa domanda la potrebbe porre al G8 quell'80 % dell'umanità alla quale è negata la vita, solo per aver perso la lotteria biologica, solo per non essere nata nella nazione giusta al momento giusto, cioè adesso e in uno dei ventotto o ventinove Paesi del famoso occidente o del Nord del mondo, che hanno in mano la ricchezza e i destini del pianeta.

Era lo stesso interrogativo posto pochi giorni prima del G8 a Genova da Frei Betto, teologo della liberazione, carcerato e torturato dalla dittatura brasiliana e impegnato da decenni nelle lotte per la tutela dei dieci milioni di bambini della strada prodotti dal capitalismo in Brasile o nella difesa dei diritti del movimento dei "sem tierra": "Come si può accettare un mondo dove quattro sole persone fra cui Bill Gates, il simbolo della nostra epoca virtuale, posseggono una ricchezza pari al prodotto interno lordo di quaranta paesi del cosiddetto terzo mondo? - aveva chiesto questo intellettuale dell'Ordine dei domenicani, una delle anime del Forum di Porto Alegre che, a gennaio, aveva lanciato inutilmente la proposta di un modello alternativo di sviluppo. E aveva aggiunto - Chi sostiene che queste sono le leggi dell'economia, miseramente dimentica che queste leggi le stabiliscono gli uomini, anzi alcuni uomini, non più di trecentocinquanta, specie quelli che si fanno ricchi con l'energia, le armi o speculando cinicamente in borsa o con la finanza e poi impongono le loro strategie ai governanti che fanno finta di prendere decisioni in summit come il G8. Chi pensa che questa perdita di etica e di coscienza dell'occidente non vada combattuta o contrastata è connivente di una grande prepotenza, inaccettabile per chi crede che Dio si è fatto uomo per salvare l'umanità."

Anche Luigi Bettazzi, Antonio Riboldi e Giuseppe Casale vescovi emeriti in pensione di Ivrea, Acerra e Foggia hanno sentito il dovere morale di non rimanere nell'ambiguità. "In cinquant'anni di episcopato, dalla fine dell'ultima guerra, non avevamo mai veduto simili efferatezze - hanno dichiarato e poi hanno sottolineato- Di fronte alle immagini di brutale e selvaggia violenza di molti tra polizia e carabinieri ci domandiamo da cosa è generata questa deriva pericolosa." E infine per lo sconcerto di Angelo Panebianco hanno segnalato "molti agenti picchiavano la gente comune- famiglie con bambini, giovani e studenti appartenenti ad associazioni di volontariato sociale, perfino disabili - come se stessero punendo l'espressione di idee non gradite a qualcuno. (…) La Chiesa e i cristiani non possono tacere men che meno per opportunità contingenti, quando la dignità umana di chiunque viene calpestata e umiliata."

Che effetto avranno fatto queste parole nella coscienza di tanti opinionisti, prigionieri dell'immagine indiscutibile del mondo occidentale, ma chiaramente ignoranti dei dati e delle cifre della tragedia umana che la politica neoliberare e del profitto ad ogni costo sta causando? Diranno forse grottescamente che i tre vescovi, come i vecchi registi del cinema italiano (Scola, Monicelli, Pontecorvo, Maselli, etc..) pronti a documentare la deriva antidemocratica delle forze dell'ordine a Genova, sono conniventi con i violenti? O forse che sono dei traditori dei presunti valori (quali?) della società dove vivono?

Vent'anni fa, mentre forniva a Solidarnosch i milioni di dollari necessari per far cadere il comunismo in Polonia, il Dipartimento di stato americano chiedeva insistentemente al Vaticano di contenere la Teologia della Liberazione, che incominciava a fiorire nelle comunità di base latinoamericane, ma era ritenuta, dal governo di Washington, un "pensiero sovversivo". Da alcuni anni però, ed in particolare dal viaggio a Cuba, Papa Giovanni Paolo II ha cominciato a far largo uso, nelle sue omelie, delle proposizioni e delle impostazioni sociali della Teologia della Liberazione, ora non più temuta, specie in un'epoca dove, battuto il comunismo, il nemico della stagione finale del magistero di Papa Woytjla è diventato il mercato estremo, il "capitalismo selvaggio", che riduce l'uomo ad essere una mercanzia o al massimo un cliente.

Se il profitto come unico dio, il mercato ad ogni costo, il consumismo sono le attuali e ribadite preoccupazioni del Papa, perché quei cattolici che rifiutano l'ipocrisia, non avrebbero dovuto contestare il 8 a Genova?

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