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Per il calcio č giā ora di restaurazione Stampa E-mail
"Il manifesto", 20 settembre 2006


Il calcio professionistico per la sua forza comunicativa conferma sempre di più di essere, ci piaccia o no, lo specchio della nostra società sbracata e insofferente delle regole. Il calcio nazionale infatti, fedele a se stesso, dopo appena quattro mesi dall'esplosione del più grande scandalo della sua storia, ha già deciso che è arrivato il tempo degli indulti, delle arroganze impunite , insomma della restaurazione.

La singolare intransigenza del commissario federale Guido Rossi nel non voler intendere che il suo nuovo ruolo di garante alla Telecom avrebbe prefigurato un conflitto di interessi se avesse mantenuto il suo incarico nel football nazionale, nasconde secondo ma la convinzione che l'arbitrato del CONI al quale hanno ricorso (rinunciando al TAR) i club e i dirigenti coinvolti di Juve, Milan, Fiorentina, Lazio, Reggina e Arezzo nascondesse in realtà la definitiva demolizione delle sentenze esemplari comminate a luglio dalla CAF (Commissione d' Appello Federale) presieduta da Cesare Ruperto, ex- presidente emerito della Corte Costituzionale.

E la stessa fine ingloriosa Rossi deve aver avvertito stava per essere riservata alla scrittura in corso delle nuove regole per ridare credibilità all'azienda del pallone, un esercizio del quale il commissario, è indiscutibilmente un esperto.Insomma l'ex presidente della Consob e ispiratore della legge antitrust del nostro paese, deve aver percepito come latente il tentativo da parte dei vecchi disinvolti potentati del mondo sportivo e anche politico, di cambiar tutto per non cambiar niente come Tommasi di Lampedusa fece dire al Gattopardo.

Di qui la sua testarda decisione di non dimettersi, ma praticamente di “farsi dimettere” con tutto il suo staff, salvo l'avvocato Coccia, grande esperto di diritto sportivo e societario, fondamentale nella scrittura del nuovo assetto del calcio nazionale, ma mai “organico” al gruppo di lavoro messo insieme da Guido Rossi.

Qualunque sia la soluzione che il presidente del CONI Petrucci e il ministro dello sport Melandri troveranno al problema della successione, appare chiaro che le forze più ambigue e scorrette che operano nel calcio italiano dopo aver perso apparentemente una battaglia questa estate, stanno per vincere una guerra.

Personalmente penso che Petrucci, per esempio, avrebbe dovuto far sentire la sua voce quando, subito dopo le vacanze, è incominciato un cadenzato tiro a segno sul tostissimo commissario della FGC dei vari Matarrese, Mastella, evidentemente dimentico di essere ministro della Giustizia e poi anche degli stessi Moggi, Pairetto e De Santis, vere facce di tolla, ai quali veniva dato spazio in televisione e sui giornali, senza sentire il bisogno, almeno, di avere un controaltare alle loro grottesche dichiarazioni.

A gente di mondo come i navigati Matarrese e Moggi vorrei inoltre un giorno chiedere se almeno in privato non hanno avvertito il ridicolo delle sparate che facevano e fanno, della loro sfrontata arroganza. Ma chi cavolo sono questi signori? E chi dà a uno come il giovane arbitro De Santis l'autorizzazione a muoversi in uno studio televisivo con quella spocchia. Cosa hanno fatto queste persone di così grande nella loro vita per proporsi così?

Perché anche colleghi di provato equilibrio, come il direttore di Tuttosport Padovan che da mesi mette alla gogna degli ultrà juventini, Guido Rossi, chiedendone insistentemente la cacciata (desiderio ora finalmente per lui esaudito), dovranno spiegarci un giorno o l'altro quale è il loro concetto di etica. Il calcio italiano in brache di tela, “sputtanato” in tutto il mondo, è infatti opera dei Moggi, dei Girando, dei Galliani, dei Carraro, non del commissario deposto della Federcalcio.

È sicuramente vero che la Juventus ha pagato in modo sproporzionato rispetto al Milan il cui vicepresidente vicario è stato condannato in secondo grado dalla Corte federale (i cui componenti erano ancora quelli scelti da Carraro) a dieci mesi di inibizione, ma ha potuto, in qualche modo, continuare a disputare la Coppa dei Campioni. Non per questo la società bianconera è innocente.Gli stessi fratelli Elkan e il nuovo presidente Coboldi-Gigli lo hanno ammesso con uno stile evidentemente smarrito dai gestori del calcio professionistico italiano degli ultimi venti anni e da chi ha retto loro la coda.

Adesso purtroppo con Guido Rossi se ne andranno via i suoi migliori collaboratori (Gamberale, Nicoletti) e probabilmente anche Francesco Saverio Borrelli che aveva restituito credibilità a quella specie di teatro cabaret, o industria della raccomandazione, che era l'ufficio indagini della Federcalcio.

Comunque si rigiri questa storia puzza di televisione e del potere che procura il controllo delle immagini del calcio e non. Adriano Galliani per anni ha indossato due giacche allo stesso tempo, quella di compratore e quella di venditore di diritti televisivi. A un certo punto per aiutarlo in questo stressante esercizio, il suo padrone Berlusconi, anche lui abituato a giocare in vari ruoli, fece perfino varare dal ministro Gasparri una legge sulla televisione che assicurava all'impresa di famiglia anche il monopolio del digitale terrestre, il nuovo metodo di trasmissione proposto dalla tecnologia moderna dopo quelli via etere e via satellite. Ovviamente Galliani rese edotti della novità tecnologica e commerciale i suoi colleghi della Lega (la confindustria del pallone), con molto ritardo, quando già il malloppo era in mano della Fininvest e quindi il controllo delle risorse a disposizione del Milan. Moggi e Girando devono aver evidentemente pensato che l'unico modo per reagire a questo “pacco” era quello di condizionare gli arbitri e di trasformare il calcio professionistico in Italia in una repubblica delle banane governata da una diarchia.

Ora, solo pochi mesi dopo aver conosciuto questa realtà, sappiamo che i responsabili di un simile colpo di mano, stanno per ritornare,senza nemmeno avere il tempo di far credere alla gente che si è tentato di far pulizia e di cambiare. Ministro Melandri, presidente Petrucci, per favore provate a smentirci.

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