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Se il calcio ormai e' una recita concordata, come il wrestling Stampa E-mail
"Vivaverdi" , luglio-agosto 2006

Fra le poche certezze del calcio italiano attuale c'è il puntuale servizio svolto dalla Siae sul controllo dei biglietti venduti negli stadi, che viene certificato e quindi è indiscutibile.

Il servizio è tanto più importante se si considera che i dati forniti dalla Società Editori e Autori avevano un'incidenza assoluta sulla ripartizione dei diritti televisivi distribuiti fra i vari club .

Il bacino d'utenza, come si dice in gergo economico, degli spettatori che ogni squadra riusciva a portare allo stadio, aveva infatti un valore fondamentale nella divisione del più consistente malloppo ricavato dalla vendita delle immagini trasmesse con i vari sistemi (etere, satellite, digitale terrestre) che le nuove tecnologie dell'universo degli audiovisivi propongono.

In realtà la distribuzione era assolutamente scorretta e favoriva in modo consistente solo tre squadre, Juve, Milan e Inter, e in parte Roma e Lazio, e il valore del bacino d'utenza era puramente aleatorio. Contavano gli abbonamenti fatti dai vari sistemi televisivi, e non le presenze allo stadio. Perché se fosse stato vero questo dettaglio squadre come il Napoli o il Torino, che nella città sabauda può vantare ogni domenica nel disagiato Stadio delle Alpi il doppio degli spettatori della Juventus, avrebbero dovuto avere ben altri contratti per quel che riguarda i diritti d'immagine. Questo criterio dopo lo scandalo di Moggiopoli, che ha rivelato come il sistema della ripartizione dei diritti televisivi fosse la madre di tutte le corruzioni, (la Juventus condizionava gli arbitri, perché il Milan faceva lo stesso con la forza devastante della televisione) verrà rivisto. La metà del bottino dovrebbe equamente essere divisa fra tutti i club, l'altra metà dovrebbe essere distribuita in base al famigerato bacino d'utenza ma anche in base ai meriti sportivi, cioè alle vittorie conquistate e ai piazzamenti ottenuti. In Inghilterra nella Premier league era così da tempo, ma lo sport nell'impero britannico ha ben altra cultura e rispetto. Perché il problema di fondo sta nella sempre più marcata perdita d'importanza, nel calcio professionistico italiano, del contenuto agonistico.

Tutto per colpa di una legge insensata varata una decina d' anni fa dal governo di centrosinistra che ha trasformato le società di calcio in soggetti con fini di lucro e quindi ha aperto loro la possibilità dell' ingresso in borsa. A questo punto il calcio professionistico è diventato sempre più uno spettacolo e sempre meno un'attività sportiva dove in teoria avrebbe dovuto vincere il migliore e non il più forte o il più ricco.

Non a caso solo quindici anni fa il Ministero del tesoro non credette che Maradona potesse avere un doppio contratto col Napoli (uno da atleta e uno da testimonial pubblicitario) e da allora persegue Diego, riparato nella sua Argentina per via della famosa positività alla cocaina, chiedendogli per tasse arretrate una cifra che cresce ogni anno, come se fosse un evasore fiscale, mentre i compagni Careca e Alemao, che ebbero la possibilità di un ricorso, sono usciti dal problema da tempo.

Oggi Cannavaro, Del Piero, Gattuso, Totti e compagni sono protagonisti assoluti della pubblicità, un lavoro che quasi mette in secondo piano la loro attività di calciatori. E il Ministero del tesoro ora non ha nulla da ridire.

Il problema così è diventato etico. Perché se il calcio è ormai innanzi tutto uno spettacolo, non interessa più con quali mezzi o sotterfugi questa rappresentazione viene messa in scena. Quello che conta è il suo aspetto economico, produttivo, ludico, non valori come la lealtà o la volontà che sono alla base dello sport. Se il calcio è diventato come il wrestling, dove tutti sanno che è una recita, ma nessuno si duole per questo, anzi diventa più forte il divertimento, è una vera pretesa che il calcio si spacci ancora come un'attività sportiva e millanti tutti i suoi ideali e valori.

E' una questione di chiarezza e di onestà. Il calcio professionistico deve scegliere cosa vuole essere e tralasciare di continuare a vantare doti che non ha più. E' uno spettacolo dove, per ora, come ho detto, l'unico controllo certo è quello della Siae sui biglietti venduti. Come poi questo riscontro viene utilizzato nella burocrazia della confindustria del calcio (la Lega) è un altro discorso, abbastanza controverso.

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