Home arrow Sport arrow E se fossero i calciatori italiani il vero problema?
E se fossero i calciatori italiani il vero problema? Stampa E-mail
"Il Manifesto", 20 agosto 2004

Vien quasi da ridere a leggere le giustificazioni concesse, da parte della stampa, alla nuova nazionale di Lippi che si fa «spezzare le reni (0 a 2) dall'Islanda, e a riflettere sulle scuse accordate all'indiscussa under 21, ora anche olimpica, di Claudio Gentile sconfitta dal Paraguay ma passata ai quarti di finale ugualmente grazie ad una rete in più (5 a 4 }segnata rispetto all'ingenuo Ghana, messo sotto, l'altra sera, dal Giappone.

Un leggendario meccanico dentista coreano ci tolse di mezzo ai mondiali del '66 in una delle stagioni più involute del nostro calcio, un giapponese, figlio del movimento che sta crescendo in Oriente, ci ha salvato per ora la faccia nell' attuale ambigua congiuntura del nostro football.

Sempre che saremo capaci, guidati dal prode Pirlo, di superare il Mali.

Se in simili infortuni fosse i ncorsa una nazionale guidata da Zoff o da Trapattoni o una under di Cesare Maldini o di Tardelli si sarebbe sentenziato, con scherno, che era colpa della mentalità perdente di questi sopravvissuti del calcio all'italiana, Ma poiché questa avventura succede all'avanguardista Lippi e a Gentile che, perdinci, sa fare a meno di Cassano, la notte di sconfitte del

18 agosto 2004 viene archiviata per ora come un incidente di percorso dovuto a scarsa preparazione. E vien da ridere nuovamente perche è più di un mese oramai che campioni e presunti tali del nostro mondo pallonaro sgambano con i loro club in varie località turistiche italiane estere e giocano tornei miliardari spacciati per appuntamenti significativi da radio tv e giornali che, si capisce, devono preparare e vendere il «prodotto calcio». Senza dimenticare che tutti gli atleti che sono ad Atene si sono sforzati di arrivare in forma alle Olimpiadi e se quelli della squadra «vincente» di Claudio Gentile non lo fossero sarebbe giusto chiedere a loro e ai loro dirigenti che ci sono andati a fare in Grecia.

Certo la situazione può solo migliorare, in particolare per la nuova nazionale di Lippi ( che pure a Reykjavik, aveva sette o otto titolari di Trapattoni in formazione) ma il segnale è preoccupante. Non sarà che, una volta di più, viene confermato che il valore dei nostri presunti assi del football è inferiore a quello che i media, per interessi di mercato (il calcio fa audience e fa vendere copie) attribuiscono loro?

Perchè le nostre nazionali dovrebbero essere più brillanti del movimento che rappresentano e che, negli ultimi cinque anni, una volta sola (nel 2003) ha portato tre squadre, Milan Juve e Inter, in fondo alla Champion League?

E poi quanti giocatori italiani sono in questo momento titolari per esempio nel Milan? Quattro (Nesta, Maldini, Pirlo e Gattuso). E nella Juventus sempre quattro (Buffon, Tacchinardi, Del Piero e talvolta, l'oriundo Camoranesi). E non c'è bisogno di parlare dell'Inter, una vera Onu. E allora perchè i commissari tecnici dovrebbero essere sempre capaci di inventarsi una squadra e

un gioco vincente? Non ci riuscì nemmeno Sacchi, maestro maniaco di geometrie e tattiche.

La realtà è che il calcio moderno, quello italiano in particolare, sta divorando se stesso con punte di autolesionismo estreme. Uno approssimativo e scomposto come Materazzi, per esempio, l'altra sera gli islandesi proprio non sono riusciti a schierarlo. E quanto è sembrata estranea e velleitaria la prestazione di Pirlo contro il Paraguay dovrebbe far abbassare i toni a chi, per esagerata compiacenza verso il Milan, due mesi fa mise in croce Trapattoni perchè «non pensare da subito a Pirlo come il fulcro della squadra azzurra agli europei portoghesi era proprio, una scelleratezza, la prova di una arretratezza tattica e mentale».

Pirlo l'altra sera, ad Atene, era latitante, cancellato sul nasccere da alcuni «carneadi» paraguayani. Così scrivere che «in questa olimpica non c'è nessuno compatibile con un Pirlo arretrato» è grottesco. I leaders veri come Falcao o Emerson o Zidane, infatti, la posizione in campo se la sono sempre trovata da soli. E aggiungere, come fa un critico della Gazzetta dello Sport che «Pirlo forse non serve a questa nazionale» non fa altro che ricordare quanto non fosse servito nemmeno a Trapattoni in Portogallo malgrado la grancassa suonata in suo favore da colleghi spesso abbacinati dal campanile.

Dai mondiali nippo-coreani, agli europei lusitani, alle fatiche attuali dell'olimpica di Gentile (pure vittoriosa in Europa) arrivano segnali di deperimento del nostro movimento di vertice.

D'altronde già segnalati dagli scarsi risultati dei nostri club in Europa. Prendersela con Zoff (per un europeo quasi vinto e costruito solo grazie alla sua sagacia e alla sua umiltà) o con Trapattoni, capace, pur in una gestione contraddittoria rimanere imbattuto, per esempio, con la sua nazionale per più di dieci gare, prima di franare agli europei, in un esercizio estetico forse è divertente ma rischia di risultare drammaticamente falso.

La nuova nazionale di Lippi mercoledì era più smarrita e meno coesa di quella lasciata due mesi fa da Giuan . E Claudio Gentile farà bene, se vuole in futuro coltivare ancora ambizioni, a trovare un dialogo con soggetti dotati, ma difficili e ribelli come Cassano.

Purtroppo infatti sembra che nel nostro calcio, in questo momento, al contrario di quanto si afferma, i giocatori dotati sono veramente pochi in giro.
 

< Precedente   Prossimo >
Chi č online
Abbiamo 28 visitatori online
GME Shop

Warning: mysql_fetch_row(): supplied argument is not a valid MySQL result resource in /web/htdocs/www.giannimina.it/home/stats/php-stats.recphp.php on line 466