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Calcio e trappole Stampa E-mail
"Il Manifesto", 8 Agosto 2003

Carraro, presidente ormai precario della Federcalcio, gliela avevano giurata da quando aveva varato i calendari lasciando definitivamente in C1 il Catania. I nemici erano molti, dal sindaco Scapagnini, medico di fiducia di Berlusconi, ai tanti avvocati siciliani di Alleanza nazionale. Ma Carraro avrebbe resistito, se non gliavessero preparato una trappola proprio a casa sua, all Federcalcio.

Lo scandalo delle fideiussioni concesse a Roma Napoli e Spaal per iscriversi nei rispettivi campionati, (di A di B e C1) dalla Covisoc, l'organo di vigilanza amministrativa della Federcalcio e risultate fasulle o almeno rilasciate da società fantasma o non solvibili, è tuttavia solo l'ultimo degli episodi che ribadiscono la scarsa credibilità dell'universo professionistico del calcio italiano. Un universo potenzialmente ancora molto ricco che però, caduto in mano a presunti imprenditori o manager d'assalto come l'ex presidente della Lazio Cragnotti che si autodefinivano “d'avanguardia” è riuscito a dilapidare, in pochi anni, tutte le sue faraoniche entrate fino a dover truccare le carte per permettere ad alcuni club, rappresentanti di grandi città come Napoli, Torino, Genova e ora Roma, di iscriversi ai campionati pur non avendo la liquidità necessaria. Lo aveva fatto negli anni passati Antonio Matarrese per salvare il Napoli di Ferlaino, non hanno saputo resistere a questo ricatto dell'opinione pubblica e del potere politico di certi grandi centri, nemmeno l'avvocato Nizzola. E ora, pare, anche Franco Carraro, cioè tutti i presidenti che sono succeduti nell'incarico all'ex onorevole democristiano di Bari. Ha pagato, chissà perché, solo la Fiorentina. Non è un caso quindi che per assicurare la sopravvivenza anche a club, fino a ieri di indiscussa capacità amministrativa ma ora spinti sul baratro del fallimento dalla megalomania del calcio “con fini di lucro”, il governo Berlusconi abbia recentemente varato un decreto “spalma debiti” che permette ai club che hanno speso oltre le loro possibilità per “l'esigenza di vincere a qualunque costo” come vogliono sponsor e mercato, di dilazionare in dieci anni il saldo di quanto dovuto a dipendenti, fornitori o erario. Un decreto legge che, come è normale in questa Italia ostaggio di politici bugiardi e di una imprenditoria profittatrice, ha fatto fare la figura da imbecille a chi, (come per esempio il saggio presidente del Chievo Campedelli) si era limitato a fare il passo secondo le possibilità della sua gamba, ma l'anno scorso si era trovato ugualmente in sofferenza economica per colpa della Lazio di Cragnotti che dai veronesi aveva acquistato giocatori come Eriberto (poi diventato Luciano) e Manfredini senza avere i soldi da spendere. Il disinvolto comportamento di Cragnotti aveva tolto ossigeno a una piccola società che dalla vendita degli elementi valorizzati nell'ultima stagione, trae sempre il sostentamento per proseguire nell'attività.

L'ultimo scandalo, quello della società Sbc suggerita a Roma, Napoli e Spal per l'espletamento delle fideiussioni richieste, proprio dal segretario della Covisoc Gabriele Turchetti e che ora risultata fantasma o comunque inadeguata a svolgere il ruolo richiesto, odora però di tranello teso al presidente Carraro. La società finanziaria Sbc infatti aveva già avuto un ruolo contraddittorio recentemente nella vicenda economica che ha portato alla cancellazione della gloriosa Virtus Bologna dall'universo della pallacanestro nazionale. Come poteva il segretario della Covisoc (l'organo di controllo contabile della Fgci) suggerire una società finanziaria teoricamente esperta nella pratica delle fideiussioni già traballante nella sua credibilità per le beghe giudiziarie fra i soci? O come poteva farlo il consulente di fiducia della Covisoc il commercialista Gianni De Vita (già amministratore delegato dell'Ancona del discusso presidente Pieroni e dirigente del precario consiglio del Taranto) che insieme al broker anconetano Paolo Landi e con Luca Rigoni, proprietario di una società di assicurazioni, “ si muoveva – secondo una testimonianza – negli uffici della Covisoc come se si sentisse a casa propria”?

Così non sorprende che nel 2001 il dottor Victor Uckmar, prestigioso fiscalista genovese, abbia abbandonato dopo otto anni la presidenza dell'organo federale che vigila sui bilanci delle società accusando la Lega calcio (la Confindustria del gioco del pallone) di avere indebolito la commissione stessa. Un'accusa ribadita anche da Gianbattista Negretti, al fianco di Uckmar dal 1993 che ha ribadito recentemente “con le nuove norme non era più possibile fare un esame a 360 gradi, i controlli si erano notevolmente ridotti (…). Carraro non ha fatto nulla per cambiare ma i problemi erano già nati prima della sua presidenza”. E' la stessa logica che ha fatto eludere o rendere grotteschi i controlli antidoping.

Franco Carraro, antico navigatore del potere in Italia (presidente Federcalcio, presidente Coni, ministro del turismo e spettacolo in quota craxiana, sindaco di Roma), quando con una serie di compromessi nell'ormai disfatto mondo del calcio è stato eletto nel 2002 alla presidenza della Federazione, non era più in grado, evidentemente, di arginare l'invadenza non solo di Juventus e Milan che ormai si sentono con altri pochi club un corpo estraneo nello spettacolo calcistico del paese, ma anche l'arroganza disperata di tanti club di A, di B e di C in mano spesso ad avventurieri che hanno scelto di utilizzare cinicamente il calcio per la loro escalation sociale e per inventarsi un'attività imprenditoriale che non sono in grado di amministrare e per la quale si sentono autorizzati a violare qualunque legge. Ogni atteggiamento, anche il più scorretto, gli verrà perdonato in nome del tifo, della demagogia e della retorica che circonda lo spettacolo calcistico. Anche molti mezzi d'informazione d'altronde eludono ogni denuncia perché coinvolti in un business che assicura copie vendute e audience radio-televisive. Così il calcio è ormai un bisogno indotto nella gente anche adesso che lo spettacolo langue.

Carraro si è illuso di barcamenarsi come aveva fatto per quasi quarant'anni. Lo scandalo delle fideiussioni fasulle che risultano siglate da una tal signora Cynthia Ruya ferma nel sostenere di non averle mai firmate (essendosi dimessa ad aprile dall'incarico di amministratore delegato del Sbc), potrebbero infatti dare al presidente della Fgci il colpo di grazia che anche in ambito politico Alleanza Nazionale ha deciso di infliggergli. Perché questa ennesima storia poco edificante del calcio, che fa seguito alla controversa vicenda della retrocessione del Catania in C1, messa in discussione dal Tar di quella città, è in realtà una resa dei conti all'interno della Casa delle libertà. Alleanza Nazionale che ormai controlla la maggior parte dello sport italiano, dalle Federazioni, alle più importanti società di base, alla struttura Rai che sovrintende e trasmette lo spettacolo sportivo, ha deciso da tempo che anche il controllo della Federazione più importante, debba passare a un uomo di sua fiducia.

AN sa che con la Lega ostaggio del potere di Galliani (Milan) e Giraudo (Juventus) questo progetto di annessione sarebbe già una realtà senza le esitazioni e le cautele di Carraro, che, essendo nato uomo di sport frena, ogni tanto, le fughe in avanti di chi ormai vuole un calcio senza sentimenti dove il business e il mercato dominino incontrastati, dove ci sia un campionato dei ricchi da giocarsi in Europa e uno dei poveri non più tenuto in piedi da una lega solidaria. Un calcio dove il pubblico è narcotizzato da una comunicazione connivente che impone lo spettacolo calcistico come un bisogno primario. Franco Carraro, pura espressione di un potere politico sportivo ormai superato, rappresenta quindi, per ironia della sorte, uno dei pochi difensori di quello che rimane dei valori e della autonomia del calcio e dello sport. Sono principi messi in discussione attualmente dalla faziosità dei Tar locali chiamati inopinatamente in causa da quelli come Gaucci, padrone del Perugia, del Catania, e della Sanbenedettese o magari domani da quelli come Preziosi, presidente del Genoa e del Como oltre che azionista del Modena, o da quelli come Zamparini che l'anno scorso ha trasferito, con buona pace dei tifosi, quasi tutti i giocatori del Venezia al Palermo che aveva appena comprato, o come Aliberti, presidente della Salernitana retrocessa quest'anno dalla B alla C con ventidue punti di distacco dalla quart'ultima ma che, forte dell'anarchia imperante, spera che un Tar riporti in B anche la sua squadra cancellando i disastri da lui compiuti nell'amministrazione della società. Così è abbastanza singolare che in questo mediocre panorama Carraro sembri il paladino del poco da salvare e per questo cada sconfitto non solo dai suoi errori ma anche da una trappola tesagli nello stesso palazzo della Federcalcio. Comunque vada è proprio l'ora di cambiare musica prima che il calcio imploda.
 

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