Home arrow Archivio arrow Sport arrow Scalciati fuori
Scalciati fuori Stampa E-mail
"Il Manifesto", 19 giugno 2002

Dopo la migliore e più sfortunata prova della nazionale di Trapattoni al mondiale d'oriente finita con l'eliminazione della squadra azzurra contro la Corea, tre cose sono palesi. Primo, l'arrogante Italia calcistica dei magnati che comprano giocatori stranieri a miliardi ma non vincono nulla, fanno debiti e non riescono a eleggere un presidente della lega professionistica da mesi, conta presso gli organismi internazionali meno della Malesia o delle Isole Salomone. Secondo, il movimento footballistico del nostro paese, malgrado la praticità di Trapattoni, è risultato tecnicamente molto più modesto del pensabile, come dimostrano le sette, otto palle gol sbagliate anche contro la Corea, che per noi continua ad essere infausta tanto se è del Nord quanto se è del Sud. Terzo, mai come in questa coppa del mondo 2002 tutto pare deciso da tempo e a tavolino e il nostro sistema parolaio dovrebbe prenderne coscienza fino in fondo.

Se il calcio italiano professionistico avesse il senso della dignità, dovrebbe chiedere e Franco Carraro di dimettersi non solo dalla presidenza della Federazione ma anche da tutte le cariche che ha in seno alla Fifa e all'Uefa. Un movimento serio non può accettare di farsi prendere per i fondelli non solo da un arbitro come l'ecuadoriano Moreno nella partita contro la Corea, ma anche dal suo mandante, l'ineffabile presidente della Fifa Joseph Blatter, inquisito in Svizzera per distrazione di fondi dell'organismo che presiede. E di questa realtà Franco Carraro, pur essendo un sostenitore dei modi felpati, direi quasi andreottiani, deve prendere atto e tirare le somme.

Non ricordo infatti in più di quarant'anni di carriera, un partita di calcio nella quale una nazionale di grande storia, al di là dei suoi attuali limiti tecnici a centrocampo, sia stata mortificata dal direttore di gara più di quanto sia toccato ieri alla squadra azzurra. Siamo uomini di mondo, come affermava Totò, ed eravamo quindi preparati ad un arbitraggio più consenziente nel riguardi dei “corridori coreani” (peraltro assolutamente incapaci ieri di giocare all'olandese come avrebbe voluto il loro ct Hiddink). Ma non avremmo mai pensato che con assoluta disinvoltura un arbitro potesse comminare un cartellino giallo a Coco dopo appena una manciata di minuti e un attimo dopo decretare contro di noi anche un calcio di rigore per una trattenuta di maglia che, giudicata con lo stesso metro, obbligherebbe i direttori di gara del campionato italiano a fischiarne quattro o cinque per parte in ogni partita. Ma questo atteggiamento, in fondo, poteva sembrare un semplice avvertimento di Moreno: “Sono costretto ad essere severo con voi. Tenetelo in conto”.

Quella che è stata insopportabile, a parte una direzione sempre a noi ostile, è l'espulsione di Totti, per simulazione, in un'azione dove, semmai, c'era il dubbio del calcio di rigore in nostro favore; e poi l'ennesimo gol regolare annullato all'Italia, questa volta di Tommasi nel secondo tempo supplementare. Un gol che avrebbe significato il nostro passaggio ai quarti di finale malgrado giocassimo ormai da diversi minuti in dieci contro undici.

Si è mai vista, presidente Carraro, una squadra, per di più nazionale, privata in una coppa del mondo di cinque gol regolari in tre partite?

E' palese che, dopo l'eliminazione del Giappone, non poteva uscire così presto anche la Corea del sud dal mondiale di Oriente, una competizione in cui era stata investita dalle due nazioni organizzatrici una montagna di dollari che devono essere recuperati in qualsiasi modo. Ed è plateale che Blatter e i suoi accoliti, oltre a dover tener presente questa realtà, devono evidentemente onorare una cambiale nei riguardi del Brasile che, al contrario dell'Italia, continua a godere di arbitraggi scandalosamente favorevoli come si è visto lunedì nella partita contro il Belgio.

E così dopo l'Argentina, la Francia e il Portogallo, anche l'Italia esce dalla competizione. Quasi una vendetta della fazione che ha vinto le ultime elezioni alla Fifa. Certo, le grandi squadre, arrivate cotte all'appuntamento mondiale per l'avidità del calcio dei grandi club, non ha fatto molto per sopravvivere. Ma l'Italia, pur con i suoi limiti (che Trapattoni aveva evidentemente intuito) il suo passaggio ai quarti se lo era meritato, pur fra tante tribolazioni.

E spero che questa volta, dopo che Vieri si è mangiato per palese stanchezza un gol facile anche per un bimbo dell'oratorio, i soliti critici, tanto comprensivi con le sconfitte dei grandi club, ci risparmino i ragionamenti del giorno dopo e l'affermazione dei dogmi tattici traditi pure dai sudcoreani che, fino a ieri, erano accreditati di “un calcio molto moderno”.

Gattuso, entrato per Del Piero e quindi chiaramente per difendere l'uno a zero, è stato infatti il protagonista –dopo la rete annullata a Tommasi- dell'azione che ci ha portato più vicino al gol nei supplementari.

Alcuni critici dovrebbero infine anche chiedere scusa a Zoff, crocefisso perfino da Berlsuconi che, con un calcio all'italiana, due anni fa portò l'Italia (che ora sapiamo di valore medio) infinale agli europei dei Paesi Bassi.

Insomma: più di Trapattoni e della sua nazionale ha fallito tutto l'apparato esagerato ed e indebitato del nostro movimento calcistico e ha definitivamente perso ogni credibilità quella mafia che, come ha scritto le monde diplomatique, attualmente governa il business del gioco del pallone senza alcuna regola, nè morale.
 

< Precedente   Prossimo >
Chi č online
Abbiamo 25 visitatori online
GME Shop

Warning: mysql_fetch_row(): supplied argument is not a valid MySQL result resource in /web/htdocs/www.giannimina.it/home/stats/php-stats.recphp.php on line 466