Home arrow Sport arrow L'ipocrisia del calcio
L'ipocrisia del calcio Stampa E-mail
"Il Manifesto", 20 Novembre 2000

La drammatica vicenda di Francesco Bertolotti, uno oscuro centrocampista del Modena, un volenteroso manovale del pallone agli sgoccioli della carriera che, da domenica pomeriggio, è in coma dopo il cazzotto vigliacco e devastante di Massimiliano Ferrigno, capitano del Como, è uno di quegli accadimenti che pone definitivamente fine alla favola del calcio come sport o presunto portatore di valori.

Per questo stupisce che una storia così estrema, crudele ed emblematica non sia stata ritenuta degna dell'apertura o della "spalla" in molte prime pagine dei quotidiani di ieri.

Non è infatti il calcio l'evento principe di ogni giornale del lunedì? O questa scelta stolidamente vale solo se parla di un gesto tecnico (un gol, un rigore) o ancor meglio di un errore arbitrale o della possibile cacciata di un allenatore, ma non è interessante, non ha peso se invece è in gioco una vita umana?

Francesco Bertolotti ha 33 anni e un contratto annuale con il Modena, primo in classifica nel campionato di C1, girone A. Ha giocato tanto nelle serie dove il calcio, a fine carriera, ti lascia al massimo una tabaccheria, o un negozio di articoli sportivi, ma più spesso, una scelta incerta per il dopo, perché non hai né arte, né parte.

Giocatori prigionieri di un sogno quindi, che sarebbe normale pensare abbiano la solidarietà e la comprensione come sentimento dominante fra di loro.

E invece no. Massimiliano Ferrigno, per una stupidissima lite di gioco e dimentico dei giorni umili trascorsi insieme a Brescello quattro anni fa, ha aspettato Bertolotti un'ora dopo la fine della partita allo stadio di Como e lo ha colpito con un cazzotto assassino che gli ha rotto la mascella e l'ha scaraventato sul pavimento dove ha battuto la testa. Non solo. Quale incontenibile rabbia covava e quale tremenda vendetta voleva consumare Massimiliano Ferrigno per decidere, dopo il suo atto estremo, di allontanarsi senza curarsi che il collega, l'ex compagno di squadra, il giovane operaio del pallone come lui era rimasto esamine a terra?

Più del pugno terribile che ha procurato a Bertolotti un subitaneo arresto cardiaco e poi una operazione chirurgica per liberare il cervello da un ematoma, sgomenta infatti l'omissione di soccorso.

Quali tensioni, quali veleni gravitano infatti ormai, anche attorno ad una partita del campionato di serie C per spingere a certe follie giocatori che con il calcio professionistico vivranno solo qualche stagione della vita e poi il pane con il companatico dovranno cercarlo inventandosi un altro mestiere senza avere in banca i miliardi di alcuni giocatori di A e di B?

L'apparato del football professionistico sempre più ambiguo, considerata la ricchezza di parte dei suoi clubs, dei managers e di alcuni dei suoi protagonisti in campo, non solo non risponde a questi interrogativi, ma proprio non se li pone.

Il calcio scommesse che ritorna, il doping che, ogni tanto, fra tanta ipocrisia, fa capolino, il razzismo che è ormai consuetudine anche nei campionati minori, l'indotto prodotto dal proliferare delle "esclusive televisive" e che ha creato un nuovo business locale pure in serie C, sono tutti elementi che confermano la irresistibile decadenza sociale, umanistica, morale e sportiva del calcio professionistico, anche di quello di provincia dove spesso tanti presidenti improvvisati e senza meriti guadagnano una rapida escalation sociale.

Ma invece di occuparsi di un fenomeno come questo, diventato proprietà di pochi o di alcune lobbies che vorrebbero gestirlo come "cosa propria" incuranti di non averlo né prodotto, né fatto crescere, i vertici della Federcalcio, ostaggio della Lega di Milano (la Confindustria del pallone), stanno pensando da mesi ormai soltanto a come succedere a sé stessi. Per loro il calcio non è né uno sfogo sociale, né un'attività culturale o di aggregazione, ma solo un'occasione di potere che può fregarsene dei doveri usuali invece per chiunque operi in una società dalla quale ottiene tanti privilegi (dai ritorni del Totocalcio ai servizi di ordine pubblico, alla gestione discutibile ed esclusiva dei diritti televisivi).

Che significato può avere la vicenda di un operaio del pallone che scarica su un altro operaio la sua inadeguatezza psicologica, la sua malintesa interpretazione dello sport, le tensioni e i valori esagerati che il calcio d'oggi gli mette sulle spalle? Per i dirigenti del football di oggi nessuna, come per alcuni di quelli che, ogni domenica, cantano il gioco del pallone come una impresa epica.

Dicono: "Può succedere anche nella vita di tutti i giorni". Si, ma con la differenza che nella quotidianità nessuno ha la spudoratezza, come questo universo pseudo sportivo, di proporsi come esempio di virtù.

< Precedente   Prossimo >
Chi č online
Abbiamo 12 visitatori online
GME Shop

Warning: mysql_fetch_row(): supplied argument is not a valid MySQL result resource in /web/htdocs/www.giannimina.it/home/stats/php-stats.recphp.php on line 466