Home arrow Musica arrow Il debito che il premio Oscar aveva con Morricone (e che finalmente ha pagato)
Il debito che il premio Oscar aveva con Morricone (e che finalmente ha pagato) Stampa E-mail
"Vivaverdi" , novembre-dicembre 2006

Alla fine anche il cinema americano, spesso economicamente così egoista e dittatore, ha sentito il bisogno di sanare un torto, ed assegnare un Oscar alla carriera a Ennio Morricone.

Ennio timido, schivo, semplice, come sempre ha reagito con profonda saggezza ed ironia romana, affermando che andrà a prendere il premio perché è felice di poterlo fare in salute, di poterci andare ancora dritto, con le sue gambe, e non “rincojonito”, malgrado gli manchi solo una stagione per compiere ottanta anni.

D'altro canto, pur non disconoscendo i tanti meriti di Hollywood e della fabbrica degli Oscar, non è un caso che la stessa sorte toccata a Morricone, l'abbia vissuta Charlie Chaplin, l'essenza stessa dell'arte cinematografica, che solo in vecchiaia ha visto riconosciuto il suo merito nella nascita stessa del mito della settima arte, che ha caratterizzato il secolo appena trascorso.

Il cinema, come altre forme artistiche, nel tempo che viviamo, è spesso più attento al mercato che al valore di quello che fa, o meglio, l'unico metro di giudizio è quello finanziario.

Così facendo, questa industria finisce per commettere, al contrario, lo stesso errore che imputava a quello che una volta, quando ancora esisteva, veniva definito il cinema d' essai, attento più alla forma che alla sostanza, di un'arte raffinata ma indiscutibilmente anche popolare.

Era singolare, quindi, che un musicista che non solo aveva vinto ventisei dischi d'oro e cinque di platino, e aveva avuto sei nomination all'Oscar stesso, ma con l'invenzione dei suoni delle colonne sonore del western reinventato da Sergio Leone e di opere come La battaglia di Algeri o Mission , (dove la musica ha avuto sempre un ruolo fondamentale nel modo di esprimersi degli autori di quelle opere), non avesse mai vinto il premio più famoso dell'universo dello spettacolo.

Credo che l'ispirazione e l'invenzione espresse da Morricone nel suo lavoro abbiano marcato i film dove ha messo la sua musica, perfino più di molti protagonisti di quelle storie, e talvolta più degli stessi sceneggiatori ed autori, con i quali collaborava.

Mi diceva giustamente Robert De Niro una volta, che la forza di Ennio sta nella inconfondibilità del suo modo di mettere insieme le note, negli strumenti inusitati che molte volte sceglie per eseguirla o per caratterizzarla. E questa caratteristica è talmente vera, che il maestro Morricone, in questa stagione modesta del nostro cinema, è più famoso nel mondo di qualunque attore italiano, oltre ad essere l'autore e l'artista vivente che fornisce più entrate alla Siae.

La musica per film del nostro cinema ha sempre espresso grandi talenti, da Nino Rota a Riz Ortolani, da Armando Trovaioli a Piero Piccioni , da Nicola Piovani a l'oriundo argentino Luis Bacalow Enriquez, ma per la prolificità e la particolarità della sua produzione certamente Morricone è insuperato. Forse questa prolificità gli viene dall'esperienze maturate nel suo percorso di musicista, dagli studi con Goffredo Petrassi, agli arrangiamenti per le canzoni popolari di Morandi, Gino Paoli, Luigi Tenco, o per i riff inventati e regalati a Gianni Meccia o Edoardo Vianello, o per quelle tre note, tenute da parte, che “ogni tanto piazzavo furtivamente nelle composizioni, e che apparentemente non c'entravano niente”, come gli capitò di fare quando collocò una serie dodecafonica in una canzone di Chico Buarque de Hollanda, il prestigioso cantautore brasiliano esiliato in Italia alla fine degli anni '60, a causa della dittatura nel suo paese.

La sera di agosto del 2003, nella quale lo convinsi a venire a Torella dei Lombardi (Avellino) con l'orchestra Roma Sinfonietta , diretta dal figlio Andrea, per il Premio Sergio Leone , mi spiegò con molta semplicità, ogni tanto aiutandosi al pianoforte, quando non trovava le parole adatte, che quell'esperienza come arrangiatore alla Rca italiana, fucina all'inizio degli anni '60 dell'ultima primavera della musica popolare del nostro paese, era stata fondamentale per la sua affermazione come compositore di musiche per film. “Perché quando accompagni le immagini, se lo fai con un quartetto d'archi, va bene, ma se devi inventare un brano strumentale, come se fosse una canzone, senza esserlo, cioè un tema tonale (orecchiabile), che abbia una possibile dignità sinfonica, devi avere un'esperienza completa, devi aver battuto tutti i bassi fondi e i retrobottega dove si incide musica.” Un'esperienza, sottolineò, che hanno fatto anche Bacalow e Piovani.

Il modo di spiegare il suo successo, è sempre stato semplice, come per tutti i grandi, e anche il modo di vivere questo successo.

Una sera ero in un ristorante vicino al Campidoglio con Riccardo Corato, che per tanti anni organizzò con acume i concerti del Primo Maggio a San Giovanni, e con Bill Wyman dei Rolling Stones, che ci rivelò come la sua emozione più grande sarebbe stata quella di conoscere Ennio Morricone. “Abita qui sopra” disse Corato, e mi chiese “Perché non lo chiami?”. Lo feci, un po' forzato dalla situazione, e sinceramente imbarazzato. “Ennio, sono qui al ristorante sotto casa tua con un Rolling Stones che vorrebbe conoscerti. Non mi mandare a fan…”. Il maestro non fece una piega “Per tua fortuna, non sono andato a letto presto, come faccio sempre. Se fossi in pigiama, ve lo potreste scordare. Ma sono ancora in piedi, e i Rolling Stones me intrigano. Mò vengo”. Scese e rimase due ore, divertendosi moltissimo, “sono nato a Trastevere, mica ai quartieri alti.”

 

< Precedente   Prossimo >
Chi č online
Abbiamo 23 visitatori online
GME Shop

Warning: mysql_fetch_row(): supplied argument is not a valid MySQL result resource in /web/htdocs/www.giannimina.it/home/stats/php-stats.recphp.php on line 466