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Modugno, sovversivo della canzone Stampa E-mail
"Vivaverdi" , maggio-giugno 2004

Se n'è andato dieci anni fa rapito dal cielo “dipinto di blu”, sulla spiaggia dei Conigli, a Lampedusa. Dieci anni non sono molti nella vita, eppure se la Repubblica, anticipando Vivaverdi , non avesse dedicato una pagina nel settore Spettacoli alla vigenza e alla vitalità delle sue canzoni, ancora tra le più eseguite al mondo del nostro repertorio nazionale, molti non si sarebbero ricordati più di Domenico Modugno. Perchè Modugno, l'inventore della canzone d'autore italiana era troppo grande per la modestia non tanto di diversi successori, ma anche dell'apparato, del settore, della cosiddetta discografia, che afferma di occuparsi di musica popolare. E poi Mimmo, figlio di Cosimo, capo guardia municipale a San Pietro Vernotico, in Puglia, che si dilettava a suonare la chitarra e la fisarmonica, aveva un carattere troppo orgoglioso, prorompente, a volte invadente, testardo e senza limiti, per poter essere amato da tutti quelli dell'ambiente che, nel corso degli anni, aveva sconvolto due o tre volte, imponendo loro (malgrado la pigrizia e i pregiudizi) di cambiare, di non rimanere ostaggio dei luoghi comuni della musica melodica o delle mode imposte dallo show business anglo-americano.

Così non mi ha sorpreso assolutamente che ancora oggi sia, insieme al maestro Morricone, il compositore italiano di musica popolare più eseguito al mondo, una volta terminata la stagione della grande canzone napoletana. E mi stupisce ancor meno che, negli anni '90, e ancora adesso, la gemma più innovativa della sua produzione, Nel blu dipinto di blu, (Volare ) scritta con Franco Migliacci sia ancora la canzone italiana più cantata, più incisa in una classifica che l'ha vista al primo posto dal '93 al '96 e poi nel '98 e '99 e fine dal 2001 al 2003 e superata solo tre volte nel '92 da Senza una donna di Zucchero, nel '97 da Canzone di Lucio Dalla e nel 2000 da Blue degli Eiffel 65 che era però un motivo-dance cantato in inglese e figlio unico di una evidente scarsezza di creatività.

Domenico Modugno rappresenta ancora nel mondo la canzone italiana moderna, a parte le romanze di Notre Dame de Paris di Cocciante e nonostante la consistenza, non solo del repertorio dei suoi più diretti eredi (Bindi, De Andrè, Paoli, Tenco, Endrigo, Celentano, etc.) ma anche di quelli venuti subito dopo (De Gregori, Venditti, Zero) e, più recentemente, Vasco Rossi, Cocciante, Battisti, Zucchero, Ramazzotti, Dalla, Baglioni e Ligabue.

Quando morì Lucio Battisti fu giustamente un lutto nazionale ma in tv come sui giornali, si commise l'errore, per commozione, di dimenticare che la rivoluzione che restituì la credibilità alla canzone popolare italiana ancor prima di Mogol-Battisti, l'aveva fatta, in modo più consistente e internazionale, proprio quello che gli americani avevano definito “Mister Volare”, aiutato spesso da sapenti autori di testi, come Franco Migliacci e Riccardo Pazzaglia.

Ma in quel momento, alla direzione dei quotidiani e dei rotocalchi o delle pagine di spettacolo dei mezzi di comunicazione (radio e televisioni comprese) c'erano dei cinquantenni che avevano sognato, cantato e si erano innamorati con le note di Battisti.

Insomma, era in sella la generazione successiva a quella che aveva visto finalmente frantumare, dall'inventiva di Modugno, i lacci e gli orpelli della canzone melodica italiana, spesso falsa erede del melodramma e della tradizione napoletana, una generazione che aveva visto affermarsi, sul finire degli anni '50 per merito suo, un nuovo modo di vivere la condivisione, fra amici, di un concerto di musica popolare.

Modugno aveva operato questa rivoluzione per istinto, per curiosità, intelligenza e un particolare piacere nel rompere gli schemi e i luoghi comuni che aveva affermato fin da quando, odiando gli studi di ragioneria ai quali era avviato, era scappato dal suo paesello; prima a Torino, dove aveva lavorato in una trattoria e in una fabbrica di gomma, suonando nei momenti liberi la fisarmonica e poi a Roma, attratto dalla musica, dalla pittura e da uno sfrenato amore per il cinema. A Roma aveva trovato alloggio in un convento, poi un aiuto in denaro dal generoso Vittorio De Sica, al quale si era presentato in cerca di sostegno e infine dal regista Mario Mattoli che gli aveva fatto guadagnare i primi soldi con il cinema come comparsa ne I pompieri di Viggù .

Il servizio militare aveva interrotto nuovamente la sua fuga dalla provincia ma poi una borsa di studio di cinquanta mila lire al mese, ottenuta con il più alto dei voti al Centro sperimentale di cinematografia, proprio all'epoca in cui la scuola era frequentata dal Premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcìa Marquez, l'aveva spinto definitivamente su quel cammino dell'arte che cercava da sempre. Alcune particine in film come Catene di Matarazzo, Anni difficili di Zampa, Filumena Marturano di Eduardo De Filippo e Carica eroica di Francesco De Robertis, lo aiutarono a crescere e ad aumentare la sua voracità conoscitiva. De Robertis, che lo aveva sentito cantare nelle pause della lavorazione, insistette perchè nel film accennasse uno di quei motivi controcorrente, che tanto risentivano di un amore inusitato per gli artisti e i ragazzi di allora, della vera tradizione etnica italiana. Quel cantare in siciliano e poi anche in napoletano, lui pugliese, che voleva interpretare il teatro classico in asciutto italiano, avrebbe segnato un'epoca e avrebbe rivelato un tipo di artista, un poco bohémien e un poco sociale, che esisteva nella tradizione degli c hansonnier francesi (Trenet, Brassens, Becaud, Aznavour) ma non era ancora presente nel mondo della canzone italiana.

Mimmo scelse di proporre, in Carica eroica , una ninna nanna che lo fece conoscere ad una piccola cerchia e lo fece invitare a un programma della nascente tv, intitolato Trampolino . Era una specie di Corrida che, per quei segni imperscrutabili del destino, fu capace però di far arrivare quel suo motivo semplice e suggestivo alle orecchie di Frank Sinatra, in quei giorni a Roma con Ava Gardner. Sinatra chiese il nastro di quel motivo che gli ricordava la sua infanzia di italoamericano figlio di immigrati siciliani e i funzionari della Rai incominciarono a guardare quel ragazzo entusiasta e incontenibile, Domenico Modugno come “un fenomeno interessante”. Così gli concedettero una trasmissione radio che si intitolava Amurri amurri della quale Mimmo era autore dei testi e delle musiche oltre a curare la regia. La giovane attrice, conosciuta al Centro sperimentale che partecipava al programma era Franca Gandolfi, che sarebbe diventata sua moglie e la madre dei suoi tre figli. Con lei, giovane soubrette, Modugno aveva lavorato in Controcorrente , uno spettacolo di Walter Chiari (che innoverà il varietà tradizionale) dove proponeva in dialetto siciliano le sue composizioni Lu pisci spada, Cavallo cieco della mniniera, Lu minaturi e La donna riccia che, due anni dopo, Renato Carosone avrebbe trasformato in un successo internazionale. Credo che questa infaticabile ricerca di esperienze spieghi la personalità dell'artista e, in qualche modo, anche il suo destino di "sovversivo" della musica popolare italiana che era già apprezzato in Francia, (per La donna riccia , Vecchio frack o l'ardita Resta cu ' mmé ) quando ancora la sua rivoluzione artistica non era completata nel nostro paese. Non a caso Massimo Mila, storiografo della musica e all'epoca critico raffinato del Corriere della sera nelle sue Cronache musicali 1955- 59, in un volumetto edito da Einaudi, scrisse: “In Italia ormai le canzonette si scrivono quasi esclusivamente per la radio, ed e per questo che soffrono di anemia, perché la radio non è un pubblico, la radio non è un ambiente, la radio non è un luogo fisico determinato. La radio è un microfono dietro al quale ci sono troppe cose perché ci possa essere una presenza concreta. E così la canzonetta vive una condizione di isolamento sociale, che non ha nulla da invidiare ai più ardui contrappunti dodecafonici". Se alla parola "radio" (che dominava la comunicazione dell'epoca condizionando i destini degli artisti) sostituiamo la parola "mercato", magari accompagnata dall'aggettivo "discografico", quell'intuizione di Mila fa capire i meccanismi che hanno contribuito a banalizzare da sempre la musica popolare e che Modugno allora, per alcuni anni, cercò di scardinare. E Mila, nelle sue Cronache , gliene rese subito merito: "C'è una sola eccezione in Italia e conferma la regola, perché è uno che non scrive per la radio, e un suo pubblico, magari piccolo, ma reale, ce l'ha. E' Modugno, che quest'anno è arrivato in finale a Sanremo con Musetto . Non fu premiata, giustamente, perché non è una canzone da Sanremo (...) ma Modugno è una forza della canzone italiana (...). la sola briscola che noi italiani si possa opporre a fatti come la canzone francese o il blues dei neri d'America. Nella sua invenzione melodica confluiscono tumultuosamente ogni sorta di detriti popolari del bacino mediterraneo. Agli affioramenti di schietti strati di musicalità popolare si mescolano, infatti, movenze canzonettistiche di ballabili moderni, echi di banda municipale come quelle che dirigeva Mascagni a Cerignola, e spunti operistici nazionali: Rossini dà il braccio a Duke Ellington e tutta questa baraonda è fusa come una lava nel fuoco di un contatto schietto con la realtà".

In questa complessità di umori e di proposte sta la grandezza di Modugno che, in poco più di venticinque anni, fece tre rivoluzioni: resuscitò la canzone etnica in dialetto ridandole dignità e poi, unico fra i compositori moderni non napoletani, scrisse alcuni gioielli come Resta cu'mme , Strada ‘nfosa, Lazzarella o Tu sì ‘na cosa grande , degne della più grande tradizione della canzone partenopea. Inoltre rifece, con successo e con l'aiuto di Riccardo Pazzaglia, il verso perfino al vecchio varieté della città di Totò e Eduardo, con brani come Io mammeta e tu, Pasqualino marajà , 'O ccafè e La sveglietta. Infine fu capace di imporre una vera rivoluzione nel linguaggio e nella musica popolare del nostro paese, valorizzando i sapori più etnici che sapeva mischiare spesso con i ritmi più alla moda e restituendo dignità ai versi, pur nella loro semplicità e schiettezza. I titoli sono tanti: da Nel blu dipinto di blu , ispirato, come ha rivelato Migliacci alla pittura di Chagall e che ha letteralmente cambiato la canzone italiana, a Piove (scritta con Dino Verde) con cui nel '59 rivinse il Festival di Sanremo, da Vecc hio Frack un capolavoro poetico, a Io che Elvis Presley impose per settimane al primo posto delle classifiche nordamericane e mondiali, da Sole sole sole a Libero , da Stasera pago io , a Come stai , da La lontananza , a Meraviglioso , dove anche le concessioni fatte al mercato avevano una dignità sconosciuta alla discografia attuale. Ci sono infine canzoni tenute da parte per Rinaldo in campo , forse il musical più bello scritto da Garinei e Giovannini con Iaia Fiastri, dove Mimmo ha regalato a sé e a Delia Scala, Paolo Panelli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, perle come Amaro fiore mio , Notte chiara , Tre briganti e tre somari e Se dio vorrà , sicuramente inimitabili nel quadro dell'attuale produzione italiana.

Modugno aveva molte curiosità e molti interessi intellettuali, per questo, per esempio, tentò di coinvolgere nel suo lavoro, pur senza ottenere risultati clamorosi, intellettuali come Quasimodo o Montale o Pasolini, per il quale alla fine degli anni '70 recitò in un film, Cosa sono le nuvole, che fu lo spunto per una canzone scritta insieme. D'altronde Nel blu dipinto di blu non era nata solo per un gioco di rime con Migliacci, ma per una sincera esigenza poetica, dietro le quinte di uno spettacolo teatrale innovativo, dove i due amici dividevano l'anonimato con Virna Lisi e Alberto Lupo, in una compagnia che aveva in cartellone, per attirare la gente, il nome di un prestigioso attore dell'epoca, Camillo Pilotto.

Passare da oneste esperienze alla fama mondiale in pochi mesi non rappresentò un trauma perchè Modugno, ma anche Migliacci, non erano ragazzi incolti. Mimmo vinse nello stesso anno tre Grammy Award, partecipò all'Ed Sullivan Show e al Perry Como Show, i programmi di intrattenimento più prestigiosi di tutte le reti televisive nordamericane, e da allora le sue canzoni furono incise praticamente da tutti, perfino dalle orchestre da ballo specializzate negli standard di successo come Nelson Riddle, Ray Goniff, George Melacrino, Andre Kostelanetz, Ugo Montenegro, Xavier Cugat, e perfino da quella di Eddie Barclay, che in quegli anni stava diventando il più rinomato discografico francese. Mister Volare fu ingaggiato anche dalla Carnegie Hall e lo showbizz fu per anni ai suoi piedi, ma senza ottenere molto. La sua visione della vita era diversa. Vivere per raccontarla, direbbe adesso il suo ex compagno di accademia Garcìa Marquez. Questo era il suo modo di essere, che in maturità e già offeso da un ictus maligno, lo spinse a impegnarsi con i Radicali per battaglie civili, come quella del manicomio di Agrigento che sentiva consono anche ad un convinto cantastorie un po' guascone come lui. “Vergine musicalmente, Modugno non è affatto un incolto — ha scritto ancora Massimo Mila —(...) In questo connubio di primitivismo e di cultura sta probabilmente la ragione della sua forza. (...) Il segreto del suo successo sta in questo, che in ognuno dei quadri delle sue canzoni, del modo di porsi di fronte allo spettacolo del mondo, nel taglio letterario come nella formulazione musicale, e prima di tutto nel timbro della voce, si avverte la presenza di quel fatto, diventato così spaventosamente raro, specialmente, ma non solo nel mondo della canzonetta: un uomo".

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