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Quale sarā la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba? Stampa E-mail
Latinoamerica n.112, n.3, lug/set 2010

Recentemente Amnesty International ha reso noto che alla data del 15 agosto 2010, a Cuba i prigionieri politici [o “di coscienza”, come li definisce la stessa organizzazione] erano soltanto 27. Poi, dopo una successiva liberazione, in osservanza degli accordi raggiunti a giugno dal governo de l’Avana con la mediazione della Chiesa cattolica e del Ministro degli esteri spagnolo Moratinos, era rimasto un unico recluso anti-sistema, Rolando Jiménez Pozada, in carcere “per disobbedienza e per aver rivelato segreti di Stato”. Una realtà clamorosa, accolta con un silenzio assordante dai media occidentali e perfino dal governo di Washington.

Amnesty, infatti, sottolineava anche che queste persone, liberate e spedite con le loro famiglie in Spagna, nella maggior parte erano state condannate per “aver ricevuto fondi o materiali dal governo degli Stati Uniti per porre in essere attività che la Revolución considerava eversive e pregiudiziali per Cuba”.

L’organizzazione umanitaria, però, aveva dimenticato di evidenziare che il diritto internazionale considera illegale il finanziamento di un’opposizione interna in un’altra nazione sovrana, tanto che nei paesi europei, e negli stessi Stati uniti, è sanzionato severamente il fatto di essere stipendiati da una potenza straniera. Perché la chiave non sta tanto in chi invia il denaro, ma in come viene utilizzato.

In un articolo che pubblichiamo in questo numero 112 di Latinoamerica, Salim Lamrani, ricercatore e docente universitario francese, ha raccolto il parere di Wayne Smith, che fu capo dell’ufficio di interessi degli Stati Uniti a l’Avana dal 1979 al 1982, durante la presidenza di Jimmy Carter. E Smith sull’argomento è drastico: “Nessuno dovrebbe dare denaro ai dissidenti, e ancor meno con l’obiettivo di far cadere il governo cubano [iniziativa che è palese nel piano Cuba libre] perché, quando si esplicita questo obiettivo, si mettono gli stessi dissidenti nella condizione di diventare agenti pagati da una potenza straniera per abbattere il proprio governo”. (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 


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