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La scuola fotografica cubana Stampa E-mail
Latinoamerica n.100, n.3, lug/set  2007

Fra i meriti della rivoluzione cubana, pur con tutti i suoi limiti, è indiscutibile quello di aver liberato la creatività della nuova società alfabetizzata, permettendole di affermarsi in vari campi dell’arte. Dalla fondazione dell’Icaic [Istituto cubano di arte e industria cinematografica] alla nascita, legata proprio all’attività del-la nuova fabbrica delle immagini, del Gruppo di sperimentazione sonora, diretto dal grande chitarrista Leo Brower, che rivelò cantautori come Silvio Rodríguez e Pablo Milanés, presenze fino ad allora inusitate nella pur variegata musica cubana, all’intuizione proprio del Che, di creare un laboratorio letterario come Casa de las Américas, fin dall’inizio guidato da Roberto Fernández Retamar e, da allora, culla della nuova letteratura latinoamericana che ha conquistato il mondo.

Per questo era ridicolo leggere, qualche giorno fa su la Repubblica, Carlos Franqui, teso a far passare l’idea, partendo dall’ultimo cd di Gloria Estefan, storica anticastrista, che la Revolución avesse ammazzato la cultura cubana. (...)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 


 

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