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Le mie opinioni su Rfs e Cuba Stampa E-mail
Corriere della Sera,   9 luglio 2005
Gianni Minà risponde all'articolo “Reporters sans frontières”: denunciamo Cuba ma non ci paga la Cia», pubblicato il 4 luglio del 2005 sul Corriere della Sera .

Mi rallegra che un mio articolo su come viene finanziata l'associazione Reporters sans Frontières , pubblicato nel numero attualmente in libreria di Latinoamerica, la rivista che l'indimenticabile storico Enzo Santarelli mi ha lasciato in eredità perché non scomparisse, abbia suscitato l'attenzione di molti che purtroppo finora non si erano accorti di certe contraddizioni imbarazzanti dell'attuale mondo dell'informazione. Contraddizioni come quella rappresentata dall'attività dell'associazione per la presunta tutela dei giornalisti fondata da Robert Ménard.

Mi rallegra perché ora, per esempio, non sarà più possibile alcun equivoco sul fatto che Rsf, come ha dovuto ammettere Ménard, è finanziato, tra tanti potentati, anche dal Ned, National Endowment for Democracy che, non per me, ma per chiunque abbia voglia di fare una seria ricerca giornalistica, è un'agenzia della Cia voluta da Reagan nel 1983, in teoria per «aiutare lo sviluppo delle democrazie nel mondo», in realtà, come è stato provato, per svolgere un lavoro di intelligence o di discredito verso tutti quei governi o leader non approvati dal governo degli Stati Uniti o non convenienti alle strategie delle multinazionali nordamericane. Insomma, campagne destabilizzanti di disinformazione come quelle contro Cuba o più recentemente contro il Venezuela.

Negli anni '80-90, con i soldi del Ned, furono creati i famosi comitati per i diritti umani a Cuba. Ce n'era uno in ogni capitale europea. Solo per Cuba, ma non, ad esempio, per la Cina che fucilava e fucila più di duemila persone l'anno o per la Russia che ha trasformato la Cecenia in un mattatoio o la Birmania o la Colombia degli squadroni della morte e tanto meno per il Guatemala dei trentamila desaparecidos, dei 627 massacri accertati e delle tremila fosse comuni.

Negli anni '90, però, Clinton considerò sterile e ipocrita quella strategia che sperperava soldi inutili e la accantonò. Bush junior è stato più pragmatico. Ha reputato più semplice usare direttamente il lavoro embedded di agenzie informative, network radiotelevisivi compiacenti come hanno malinconicamente ammesso recentemente molti prestigiosi anchormen Usa e associazioni spesso sovvenzionate a suon di dollari per imporre un'informazione che giustificasse politiche spesso discutibili. Non a caso, solo un anno fa l'Onu ha messo in atto un processo di espulsione per tre anni di Reporters sans Frontières dal ruolo di entità consultiva per «atti incompatibili con i principi e gli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite». E questo a causa del lavoro, non sempre trasparente e non sempre da giornalisti, riguardo a Cuba.

 

 

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