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Tutto quello che non sapete su Cuba Stampa E-mail
L'Unità, 23/05/2003

Proprio gli Stati Uniti, ai quali ormai si perdona tutto in nome di meriti passati, godono ormai di una sorta di impunità.

E' stato imbarazzante rilevare come, nel dibattito parlamentare voluto dai Ds su Cuba, si è pervicacemente ignorato che negli ultimi due anni, in base alle leggi speciali varate dopo l'11 settembre, più di duemila esseri umani sono spariti negli uffici delle polizie del paese senza che le famiglie ne sappiamo più niente, né qualche avvocato si possa occupare di loro. E' stato di fatto abolito l'habeas corpus, cioè il diritto fondamentale di un essere umano, quando viene privato della propria libertà, di sapere perché lo stai arrestando. Alcuni di loro potrebbero essere stati “esecutati” in base alla licenza di uccidere firmata da Bush jr. nel famoso pacchetto di leggi antiterrorismo. Questa realtà è scivolata come acqua sui vetri suole coscienze democratiche dei nostri parlamentari e credo che questo atteggiamento rilevi una ipocrisia senza limiti. Finché noi saremo schiavi di questa ipocrisia non potremo dare lezioni a nessuno.

Ipocrisie e strumentalizzazioni, come quelle usate dalla maggior parte dei media che hanno spesso manipolato le parole di molti intellettuali.


Gabriel Garcia Marquez, come ho ricordato prima, ha scritto una nota autografata via internet per porre fine alle speculazioni che si stavano tentando riguardo alle affermazioni su Cuba da lui rese a Susan Sontang. Eduardo Galeano, che ha scritto l'articolo più dolente sugli ultimi accadimenti cubani pubblicato in Italia da “Il manifesto”, mi ha detto: “Vorrebbero mettermi fra coloro che hanno ripudiato Cuba. E invece no! Io sono una persona che continua a stare dalla parte di Cuba, ma che mi dolgo del fatto che il governo di quel paese abbia scelto di dare una risposta al terrorismo che la ferisce uguale a quella praticata, in questi anni, dagli Stati Uniti, cioè una risposta brutale. Ma io difendo ancora le conquiste della rivoluzione che sono indiscutibili in un continente come l'America Latina”. I giornali italiani hanno dato risalto ad un manifesto molto critico verso Cuba di intellettuali spagnoli, evidentemente colpiti dalla lettera di Saramago “Io mi fermo qui”, ma non hanno avuto l'onestà intellettuale di riportare il grido di allarme partito dal Messico di più di 130 personalità del continente e non solo sul pericolo che a Cuba possa toccare, in prossimo futuro, lo stesso destino dell'Iraq. Questo documento è stato, tra gli altri firmato da due premi Nobel per pace, Rigoberta Menchù e Adolfo Peres Equiver e da due premi Nobel per la letteratura, Gabriel Garcia Marquez e la sudafricana Nadine Gordimer che ha anche ringraziato i cubani per aver liberato la Namibia, invasa da trent'anni dal Sudafrica, con l'assenso delle grandi nazioni democratiche del nord d'Europa. Come si spiega questa distanza, questa diversità di valutazione fra gli intellettuali europei, anche progressisti, e quelli latinoamericani? Evidentemente i latinoamericani non possono dimenticare che quando si parla di democrazie in America Latina si mente, si prende in giro la gente, ci si nasconde dietro votazioni quasi sempre fasulle. Mi ha detto una volta Rigoberta Menchù: “Le cedole elettorali nei villaggi maya non sono arrivate mai”. C'è, insomma, una sensibilità diversa nel giudicare Cuba. Questi intellettuali del continente a sud degli Stati Uniti, sono tutti contro la pena di morte ed hanno, in molti casi, espresso la loro critica alla risposta esagerata data dal governo dell'Avana, al palese tentativo di destabilizzare la sua società, ma tutte queste persone sanno anche che, se si vuole parlare di dignità umana, Cuba è uno dei pochi paesi del Sud del mondo che l'ha difesa.


Credi che il trattamento riservato a Cuba possa toccare domani anche al Brasile di Lula?


Subito dopo Castro toccherà a Chavez, perché in Venezuela c'è il petrolio. Lula? Vi rispondo con un interrogativo che mi ha posto frei Betto, il teologo della Liberazione collaboratore stretto del nuovo presidente brasiliano, che si occupa del piano "Fame zero", il titanico tentativo di dare tre pasti al giorno a tutti i cittadini di un paese in cui ci sono 10 milioni di bambini “randagi”.
Betto al Forum di Porto Alegre, mi ha chiesto: “Quando fra due anni noi ci troveremo, molto probabilmente, con le spalle al muro, criminalizzati dai grandi potentati economici come il Venezuela di Chavez, voi sarete ancora al nostro fianco o ci abbandonerete? Non ho saputo rispondere, perché conosco il cinismo delle nazioni ricche.


E l'Unione europea, l'Onu, possono giocare un ruolo?


La comunità europea farà come Ponzio Pilato, chiederà solo qualche atto di buona volontà come ha fatto il Papa, che ha tenuto la posizione più equilibrata in questa improvvisa ostilità generalizzata contro Cuba. E io spero che Castro si apra a questa richiesta. La Comunità europea, d'altronde, sa che ci sono stati come la Spagna, l'Italia, la Francia, che hanno consistenti rapporti economici con Cuba e sarebbero gli imprenditori di questi Paesi che chiederebbero ragione ai loro governi in caso di sanzioni. Quando si tocca l'economia si diventa tutti più realisti.


Da undici anni l'Onu ogni anno vota la condanna dell'embargo a Cuba e gli Usa se ne fregano altamente pur essendo stati, negli ultimi anni, più di 140 i paesi che hanno respinto questa sanzione. A favore hanno votato solo Israele, Usa e Isole Marshall. Quelli che hanno parlato al Parlamento italiano, specialmente quelli che erano di sinistra o che dicono di essere ancora di sinistra, non hanno ricordato abbastanza che Cuba subisce da 40 anni il più immorale e antistorico embargo della storia moderna. Purtroppo questi signori, con i loro discorsi, hanno offerto un'immagine di mediocrità e di doppia morale senza eguali in altri Paesi.

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