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Quando Sergio Leone scelse Dario Argento e Bernardo Bertolucci Stampa E-mail
"Il Mattino", 1 Agosto 2000

Nel 1968 Sergio Leone, già indiscusso inventore di un nuovo modo di concepire il film western, dopo il successo di Per un pugno di dollari , Per qualche dollaro in più e Il buono il brutto e il cattivo , decise di affidare a due giovani promettenti la scrittura del soggetto di C'era una volta il west che sarebbe risultato il suo capolavoro nel genere da lui reinventato. Fu un' intuizione lungimirante, clamorosa perché quei due ragazzi che gli fornirono l'idea per completare la sua antologia western negativa, quello che lui aveva definito “un balletto di morte”, erano Dario Argento e Bernardo Bertolucci. Il primo sarebbe diventato l'indiscusso maestro del thriller all'italiana moderno, degno erede di Mario Bava, il secondo con le sue opere, da La comare secca a Il conformista , da Ultimo tango a Pari gi a Novecento , da L'Ultimo imperatore (premiato con nove Oscar) a Il te nel deserto avrebbe lasciato tracce indelebili nella storia del cinema internazionale. Dario Argento aveva vent'otto anni e Bernardo Bertolucci ventisette, il loro lavoro sarebbe stato rifinito da Sergio Donati e dallo stesso Leone. La fotografia di Tonino Delli Colli e la musica di Ennio Morricone avrebbero poi dato definitivamente corpo ad un film -western più vicino a quelli della tradizione americana (l'attesa dei tre killers alla stazione era chiaramente una citazione di Mezzogiorno di fuoco) ma sempre fedele alla scelta di reinventare un genere che ha caratterizzato l'opera di Sergio prima di proporre il suo capolavoro C'era una volta in America .

Proprio questo bisogno di innovazione, questo coraggio di osare che ha caratterizzato l'opera di Leone è quello che, ancora una volta, intendiamo sottolineare, in occasione dell'undicesima edizione del Premio cinematografico a lui dedicato da Torella dei Lombardi. Il racconto che Dario Argento farà venerdì primo agosto in un'intervista pubblica nella piazza del Castello di Candriano sarà proprio la testimonianza di questo istinto che ha portato Sergio Leone non solo a ideare ed avere una sua personale visione del cinema e della sua funzione, ma anche a far crescere la sua voglia di lanciare talenti che l'industria dell'intrattenimento e della comunicazione spesso fatica a scoprire o colpevolmente ignora del tutto. Così oltre ad individuare in una modesta serie televisiva un futuro grande protagonista del cinema hollywoodiano come Clint Eastwood o ad avviare alla regia a suon di “sganassoni” Carlo Verdone o a produrre Il giocattolo di Giuliano Montaldo dove a fianco di Nino Manfredi veniva finalmente valorizzato il talento di Vittorio Mezzogiorno, (attore tanto amato in teatro da Peter Brooks), Sergio, il figlio di Roberto Roberti, pioniere del cinema, ha saputo come pochi credere in chi era ancora giovane per il “grande cinema” ma secondo lui prometteva di farne parte molto presto. Poco più di due anni dopo Bernardo Bertolucci avrebbe realizzato Il Conformista , tratto da una novella di Moravia e Dario Argento avrebbe inaugurato con L'uccello dalle piume di cristallo la sua personale rivisitazione del thriller che gli avrebbe dato fama internazionale. A Torella con Dario Argento ci sarà Franco Ferrini uno degli sceneggiatori di C'era una volta in America e collaboratore abituale di Dario, e Fernando di Leo, uno di quei formidabili artigiani della nostra cinematografia che è stato anche tra gli sceneggiatori di Per un pugno di dollari (1964), i l film dove Sergio unì due attori che sarebbero diventati icone del cinema, Clint Eastwood e Gian Maria Volontè.

Il nostro omaggio all'anticonformismo di Sergio Leone, sotto una condiscendenza puramente esteriore ai riti del cinema tradizionale, proseguirà, sabato 2 agosto, con i ricordi di alcuni degli attori che hanno vestito i panni sgualciti nei vari film su Ringo, Nessuno, o Django, versione italiana non eroica dei protagonisti di un genere classico holliwoodiano. Poi domenica 3 agosto Ennio Morricone racconterà in una intervista pubblica la sua collaborazione con Sergio Leone fin da quel Pugno di dollari primo western italiano ispirato a Yojimbo ( La sfida del samurai 1961) del maestro giapponese Akira Kurosawa, al quale nessuno credeva salvo amici coraggiosi come lui.

Ennio Morricone ricorderà ancora una volta come nascevano quasi prima della sceneggiatura le sue musiche per i film di Sergio, colonne sonore che poi l'orchestra Roma Sinfonietta diretta dal figlio Andrea, eseguiranno nella seconda parte della serata. Musiche sulle quali Leone quasi adattava i momenti e la scansione della storia. Un metodo solo apparentemente anticonformista perché oltre a imporre vincoli precisi alle scene, regalava una suggestione particolare alla recitazione degli attori.

Esperimentai questa magia proprio a Cinecittà in una domenica d'inverno del '83 quando Sergio Leone con un grande atto di amicizia, come Federico Fellini, mi permise di far entrare la televisione nello studio dove stava girando C'era una volta in America per far capire in diretta agli spettatori a casa come si faceva il grande cinema. All'epoca conducevo per tutto l'arco del pomeriggio festivo su Rai 2 il programma Blitz concorrente, per la sua ambizione innovativa a Domenica In di Rai 1. Prima Fellini con la Masina mi introdusse in quel trionfo della cartapesta che era diventato lo Studio 5 per ricostruire il transatlantico di E la nave va , poi Leone diresse davanti alle nostre telecamere Robert de Niro in una delle sequenze finali del film quando il gangster Noodles, ormai diventato vecchio, va a trovare l'ex amico Max (interpretato da James Woods), che ha cambiato nome e diventato senatore e oltre alla donna amata gli ha rubato anche un pezzo di vita. Sergio comandò il ciak e poi fece partire la musica di Morricone e la recitazione di De Niro, invecchiato, sgualcito con il cappello spiegazzato fra le mani, ci sembrò, nell'atmosfera scandita da quelle note, ancora più magistrale.

Ennio piaceva a Sergio Leone perché era come lui, “un diesel” che testardamente alla fine è arrivato sempre dove voleva per la forza inestimabile della sua creatività. Morricone, allievo di Petrassi a Santa Cecilia non ha solo arrangiato e regalato nobiltà a molte delle canzoni più famose prodotte dallo storico laboratorio della Rca italiana negli anni '60-‘70, e non ha solo scritto le musiche di tutti i film che hanno consegnato Leone alla storia ma anche le arie memorabili di opere come Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto , o Sacco e Vanzetti , o The Mission o Nuovo cinema Paradiso o Bugsy o La Leggenda del pianista sull'oceano e perfino le inquietanti colonne sonore dei thriller di Dario Argento. Come Leone o come Chaplin, anche Ennio Morricone non ha mai vinto l'Oscar, ma certamente sta fra i pochi che hanno fatto la storia del cinema

Siamo felici di aver potuto assicurare al Premio Sergio Leone questo nuovo viaggio nella memoria e nello stesso tempo la possibilità di proporre ancora per la rassegna Cinema a mezzogiorno dieci film di nuovi autori del cinema italiano in cerca di pubblico, e anche di rispetto. Una di queste opere, quella vincitrice, sarà premiata con una distribuzione che normalmente non riuscirebbe a conseguire in un mercato colonizzato e miope com'è attualmente quello italiano. Siamo sicuri che tutto questo sarebbe piaciuto a Sergio Leone proprio per quella sua abitudine a credere nei giovani talenti che all'epoca si chiamavano Argento, Bertolucci o Verdone.

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