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Il nuovo assalto alla diligenza della SIAE Stampa E-mail
Il Manifesto, 12 Marzo 2005

Caro Direttore,

credevo che il Cda della Rai composto solo da rappresentanti della CdL con un presidente di garanzia che si è perso nel nulla, potesse essere un caso unico di scorrettezza e di accaparramento del potere in Italia, ma mi sbagliavo. Tutto quello che ha a che fare in qualche modo con la comunicazione e la cultura deve finire in mano dell'attuale coalizione di governo senza nessun tipo di rispetto verso la democrazia. La conferma di queste realtà viene dalle recenti vicende della Siae, dove tre consiglieri d'amministrazione del gruppo che ha vinto le elezioni interne e lo stesso presidente sono attualmente esclusi dall'amministrazione della Società stessa mentre un Cda dimezzato formato da tre consiglieri di nomina governativa, da un altro troppo generosamente ceduto all'opposizione dai vincitori delle elezioni e da un altro ancora (eletto per il decesso del consigliere Antonio Marrapodi) passato disinvoltamente dall'altra parte della barricata, legiferano e decidono del destino di un'azienda, la cui esistenza di una società può essere discussa, ma finchè c'è deve essere amministrata secondo la volontà della maggioranza degli iscritti.

Succede infatti che il vice ministro dei Beni Culturali Antonio Martuscello, pur avendo avuto da un paio di mesi il silenzio-assenso delle Commissioni cultura di Camera e Senato, non si decide ancora a dare il via libera al reintegro di Franco Migliacci nel suo posto di presidente della Società Italiana Autori ed Editori e con lui dei consiglieri Giovanni Natale, Ivan Cecchini e Diego Cugia, tutti rieletti fin dal 21 dicembre 2004 dall'Assemblea rappresentante la base associativa. Martuscello non compie questo atto per le pesanti pressioni di diversi settori del suo partito (An) e di alcune del resto della CdL decisi a fare della Siae il loro nuovo terreno di caccia.

Questi politici, approfittando di un errore procedurale fatto dal commissario Mauro Masi (ora direttore generale a Palazzo Chigi) il giorno della prima assemblea degli eletti dopo le votazioni del 3 giugno 2003, sono riusciti, attraverso un capzioso ricorso del Codacons, a far annullare dal Consiglio di Stato la nomina dei membri del Cda, espressione della volontà degli iscritti, e a farlo ripetere. Migliacci e gli altri consiglieri sono stati rieletti, ma il vice ministro Martuscello non se ne dà per inteso.

Nelle more di una Siae decapitata per mesi del suo vertice queste lobby politiche, nel frattempo, hanno però continuato a tentare di eliminare Migliacci e gli altri eletti dall'Assemblea, con la scusa di una presunta ingovernabilità della società. E' un vero e proprio assalto alla diligenza e al bottino che la Siae rappresenta (un milione di euro, cioè duemila miliardi di vecchie lire) con 60.000 iscritti.

L'autore dei versi di Nel blu dipinto di blu e di tanti successi internazionali che l'assemblea pregò di accettare la presidenza dopo il rifiuto di Ennio Morricone per motivi di lavoro, ha ben amministrato (come l'Assemblea stessa gli ha riconosciuto) nel breve spazio nel quale gli è stato permesso di farlo.

Così, i consiglieri di nomina ministeriale (con la connivenza del consigliere dell'opposizione Guariso, scelto come sostituto presidente) hanno, nel frattempo, compiuto un colpo di mano. Hanno designato come direttore generale Giovanni Profita, reduce da un passaggio alla Direzione cinema del ministero, che ha lasciato parecchie macerie. Questo precedente non ha impressionato però la parte di Cda superstite che proprio martedì scorso, tenendo ancora una volta in nessun conto il parere degli iscritti, ha conferito pieni poteri di gestione senza limiti di spesa a Profita stesso che, appena preso possesso del suo incarico, aveva subito tentato di sostenere l'esistenza di un buco di bilancio, prontamente sconfessato dalla stessa Assemblea. Un colpo di mano sprezzante nel metodo perchè, di fatto, a coloro che producono le risorse della Siae, si rendeva noto: “Non contate nulla. I soldi li mettete voi ma il gioco lo dirige il Ministero e quindi la logica politica”.

Questo mondo disinvolto non aveva tuttavia fatto i conti con l'unità ritrovata fra autori, editori e discografici, rappresentanti dei tre quarti dell'Assemblea che il 21 dicembre ha rieletto Franco Migliacci presidente e confermato gli altri consiglieri appiedati dal Consiglio di Stato.

A quel punto, con una una miseranda campagna messa su contro Migliacci, è venuto però in soccorso il Codacons (ma chi è il Codacons? Chi gli ha conferito il potere di rappresentarci?).

Una campagna, inoltre, basata su un'accusa, contro il famoso paroliere, di molestie sessuali archiviata più di vent'anni fa dal giudice competente. L'azione ha una valenza ancora più preoccupante se si viene a sapere che l'avvocato Rienzi del Codacons non sopporta Migliacci e il suo Cda che hanno sospeso il pagamento di una sua parcella di 570 mila euro per prestazioni professionali svolte per la Siae durante i tre anni di commissariamento di Mauro Masi. Una parcella della quale un tribunale deciderà la congruità.

Mi sfugge che rapporto possa esistere fra la avvilente campagna del Codacons e la capacità o meno di Migliacci, scagionato dalla giustizia del nostro paese, di guidare il Cda che dovrebbe rifondare la Società autori ed editori.

La Siae funziona con il sistema dei mandatari, coloro che controllano e incassano i diritti nei locali pubblici di tutta Italia percependo una sostanziosa percentuale. Insomma, un mestiere ambito, anche per la sua presenza e influenza politica sul territorio.

Non a caso, proprio il commissario Masi, poco prima di lasciare l'incarico (e non si sa se poteva farlo, visto che era già stato nominato un Cda) ha enucleato dai compiti della direzione generale di Roma la prerogativa di incassare direttamente le percentuali Siae dell'attività del palazzo Lottomatica di Roma per affidarlo, come mandatario, al figlio del senatore Pedrizzi di An, uno dei più attivi nella campagna contro Migliacci. Un incarico, considerata la massa dell'attività dell'impianto, che garantisce 17.600 euro al mese di percentuali.

Una degli autori che giustifica l'azzeramento dell'attuale struttura della Siae è Giulio Rapetti, in arte Mogol, meritatamente ricco e famoso per i successi ottenuti nello stesso mestiere di Franco Migliacci, ma con ancora non sopiti aneliti, dopo la fondazione del suo Cet, Centro europeo Toscolano, di diventare il più importante manager della musica in Italia.

Mogol è sostenitore degli accordi privati fra fazioni ed è convinto che il risultato sancito democraticamente dalle elezioni interne faccia parte di un mondo ormai superato. Non entro in discussione su questo argomento, mi parrebbe inutile, ma come rappresentante del settore “opere letterarie” eletto nell'Assemblea Siae, chiedo al Ministro Urbani, di cui conosco l'equilibrio, di far rispettare l'elementare principio democratico che ha portato all'attuale governo della Società. Un governo bloccato da mesi per un cavillo procedurale e insultato da mesi, con modi violenti che anche Mogol dovrebbe stigmatizzare, qualunque siano le sue idee sul modo di amministrare il diritto d'autore nel nostro paese. Ti ringrazio per lo spazio concessomi.

 

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