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Ilaria Alpi, il piu’ crudele dei giorni Stampa E-mail
"Il Manifesto",  20/03/03


Nove anni dopo l'assassinio a Mogadiscio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin esce la settimana prossima con cento copie il film che il regista Ferdinando Vicentini Orgnani ha tratto dalla minuziosa ricostruzione del crimine realizzato nel libro L'esecuzione (Edizione Kaos) da Luciana e Giorgio Alpi, genitori di Ilaria, insieme a Maurizio Torrealta e Mariangela Gritta Grainer.

Il film presentato ieri alla stampa in una conferenza stampa molto tesa, è un'opera coraggiosa ed esplicita nell'indicare il contesto (la nefasta cooperazione dell'Italia con i paesi africani) nel quale persone e ditte coinvolte nel traffico di rifiuti tossici ed armi, con la copertura di una parte dei servizi segreti, decisero l'eliminazione di Ilaria Alpi e del cameraman sloveno che l'accompagnava nel suo lavoro per tg 3.


Era quella l'imbarazzante stagione della ritirata del corpo di spedizione italiano dalla Somalia, dopo il penoso fallimento dell'operazione “Restor hope”.


Ilaria Alpi aveva scoperto che cinque pescherecci, donati a suo tempo dal nostro governo al dittatore Siad Barre, erano gestiti, in quel momento di decomposizione della Somalia, da una ditta italiana e che, invece di far tappa nei porti del mercato ittico, seguiva itinerari diversi, quelli appunto del traffico di scorie e armi.


Una storia squallida, sulla quale si continua a non indagare; una storia simile ad altre di molti paesi europei, civili e democratici, che fanno “coprire” dai servizi segreti questi affari illegali ma convenienti che stanno trasformando l'Africa nella pattumiera del mondo.


Proprio osservando il film, interpretato in modo straordinario da Giovanna Mezzogiorno e dall'attore croato Rade Sherbedgia, si capisce quanto sia importante questo tentativo di denuncia in un'epoca di latitanza dell'inchiesta televisiva e in un periodo in cui il cinema rifugge dall'impegno civile.


L'avvocato Domenico D'Amati che affianca la famiglia Alpi in una instancabile ricerca della verità, ha dovuto chiedere recentemente alla Procura generale di Roma di avocare a sé l'inchiesta che languiva sul tavolo del giudice Ionta, malgrado D'Amati avesse prodotto testimonianze, indizi, fonti, fatti che giustificavano un lavoro di indagine più approfondito dopo che la Cassazione aveva respinto il ricorso di Hashi Omar Hassan, il somalo condannato dalla Corte d'Appello a 24 anni, quale componente del commando dal quale erano usciti gli esecutori materiali dell'assassinio della Alpi e di Hrovatin.


La Procura generale non ha smentito l'avvocato degli Alpi ed ha restituito al giudice l'incartamento chiedendo di essere informata sugli sviluppi dell'inchiesta. Ma malgrado D'Amati abbia sottolineato fatti clamorosi come una fonte somala più che attendibile fermata per caso e interrogata dalla Digos di Udine (che trasmise inutilmente alla Digos di Roma i risultati del suo interrogatorio) o come la recente strana morte (forse per avvelenamento) il 13 dicembre a Mogadiscio, di Sid Alì Abdì, l'autista che il 24 marzo '94 guidava la jeep dei due giornalisti italiani (ed era stato il principale teste d'accusa contro Hashi Omar Hassan) la ricerca della verità sull'assassinio di Ilaria Alpi e sui suoi mandanti, continua a languire.


Il film stesso offre spunti di riflessione e suggerisce percorsi di indagine. Per questo ci è parso ingiusto l'atteggiamento di qualche collega pronto a sostenere, nella conferenza stampa, che il film non era abbastanza esplicito, dimenticando l'oblio di quasi tutti i giornali italiani, negli ultimi anni, sul caso Alpi e sull'esigenza di fare luce sui mandanti. Pochi mezzi di informazione, nelle varie tappe dei tre ordini di giudizio, si sono indignati quando capi e sottocapi dei vari servizi di intelligence italiana in Somalia (erano oltre dodici gli agenti in servizio a quel tempo a Mogadiscio) eccepivano il segreto di stato su una storia di pura criminalità economica e politica.


Il film, che ha come sottotitolo “il più crudele dei giorni” ed è stato sceneggiato anche dallo scrittore Marcello Fois non risparmia invece quando può (perché confermati dagli atti dei processi) i nomi delle persone e delle ditte che come minimo devono sapere. Dal faccendiere Marocchino, che gestiva una vera e propria milizia privata a disposizione di chiunque ne avessero fatto richiesta e che recuperò i corpi della Alpi e di Hrovatin dopo che dalla nave Garibaldi il comando del corpo di spedizione italiano si era rifiutato di intervenire in quel tragico frangente; alla ditta italosomala armatrice dei 5 pescherecci che non trasportavano più il pesce.
Ne esce sgualcito anche chi, nella Rai, lasciò sola Ilaria con il suo sogno di giornalismo rigoroso ed etico e la mandò in prima linea, in Somalia, con solo tre milioni di vecchie lire per affrontare, insieme a Hrovatin, una realtà dove tutto si comprava, anche la sicurezza.


“Si è trattato di un duplice omicidio volontario premeditato – hanno sottolineato i giudici di appello nel dispositivo di sentenza – organizzato ed eseguito con freddezza, ferocia e professionalità omicida. I motivi a delinquere dei mandanti e degli esecutori sono stati di natura ignobile e criminale, essendo stato il duplice omicidio perpetrato al fine di occultare attività illecite”.


Nell'aereo dell'Aeronautica militare italiana che da Luxor, in Egitto, trasportava le salme della Alpi e del cameraman che l'accompagnava, furono aperte le loro valigie e, probabilmente, trafugati i block-notes e le cassette registrate. In quell'aereo c'erano funzionari dei servizi segreti, del corpo di spedizione in Somalia, del Ministero degli esteri e della Rai, oltre a ufficiali dell'Aeronautica militare. Chi si prese la responsabilità di aprire quelle valigie che solo un giudice avrebbe potuto ordinare di ispezionare? Perché nessun giudice, finora, ha voluto partire da questo fatto, scoperto proprio dalla signora Alpi nella puntata di Storie che io dedicai all'assassinio di Ilaria e Hrovatin, per cercare i mandanti di quell'eccidio?


Forse il film di Vicentini Orgnani arriva nel momento giusto per fare finalmente giustizia in questa storia inquietante, purtroppo, tipicamente italiana.

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