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Ma la televisione ha nascosto le novitā Stampa E-mail
"Il Manifesto",  15/09/02


Se c'era un modo chiaro per spiegare il tramonto dei vecchi modi di fare politica e anche l'inadeguatezza della comunicazione quando pretende di interpretare il paese, quello scelto da La7 per la manifestazione di Piazza San Giovanni ne è la prova più lampante. E non solo per le parole di Nanni Moretti, dure dirette esplicite che hanno spazzato via, in pochi minuti, molti dei linguaggi politici in voga fino a ieri in Italia, anche nel pianeta della sinistra. No, è proprio la lezione che la società civile progressista ha dato ieri al paese a far dubitare anche dei modi scelti finora dall'informazione per raccontare questa Italia che non ci sta e che cambia malgrado la politica ufficiale.

Perché mentre sento il dovere di ringraziare, comunque, il piccolo network di Tronchetti Provera & C. per aver azzardato la diretta, devo dire subito, da antico artigiano della comunicazione televisiva che, ignorare gli interventi che si susseguivano sul palco, dopo l'apertura di Moretti, per dar voce invece non alla gente in piazza, ma ai rappresentanti un po' smarriti dei vari partiti del centrosinistra presenti in piazza San Giovanni o a un surreale avvocato Antonio Leone, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, è stata una scelta stonata, e a volte perfino grottesca. Spero sia stato solo un errore di valutazione sulle proporzioni dell'evento e non un modo di “contenere” un messaggio tranciante che arrivava dal palco.


I movimenti auto-organizzati che hanno portato a piazza San Giovanni tanti cittadini quanti ne attraeva, con il vecchio Pci, Enrico Berlinguer, debordando fino a piazza Santa Croce in Gerusalemme e a piazza del Vicariato, rappresentavano infatti proprio quel paese, quel mondo che, iniziato con la protesta anti-global, ha scavalcato comunque la logica dei partiti, a cominciare da quelli di sinistra. Una realtà che chiede, esige un nuovo approccio, nuovi percorsi, diversi linguaggi alla vecchia politica ormai esausta e anche all'informazione ingessata sull'idea che con un rappresentante della destra e uno della sinistra in studio sia salva l'idea di una trasmissione politicamente corretta. Togliere l'audio al messaggio alto di don Luigi Ciotti che infiammava la piazza non è stato infatti solo un errore di scaletta, ma una scelta che sbiadiva la forza delle idee che ieri fiorivano sul palco di piazza San Giovanni.


“Adesso sta parlando un immigrato” ha segnalato a un certo momento Flavia Fratello, inviata nella piazza, decidendo però di passare la linea subito non all'immigrato, ma all'immarcescibile avvocato Leone, controfigura dei vari Vito e Schifani, i due eredi di Bibì e Bibò nel mondo berlusconiano. C'era anche Macaluso in studio, ma il suo tono e il suo ritmo da vecchio gentiluomo siciliano mal si conciliavano con la debordante dialettica dell'avvocato forzista. Ma, con tutto il rispetto, che c'entravano questi ospiti con l'enorme massa umana affluita, senza l'aiuto e i soldi di nessun partito, alla manifestazione degli autoconvocati?


La diretta aveva un senso e avrebbe avuto più audience se fosse stata capace di spiegare come un movimento della società civile in così pochi mesi fosse cresciuto fino a riuscire a cambiare i modi e la dialettica della confrontazione politica. Ad un certo punto si è raggiunto il massimo del surreale: “ Sul palco è il momento di Rita Borsellino” ha segnalato ancora Flavia Fratello. Ma in una manifestazione nata, innanzitutto , per una legge, quella del “legittimo sospetto” che metterebbe in seria crisi la fattibilità di molti processi ai criminali mafiosi, invece di dare la linea alla sorella del giudice assassinato dai boss dieci anni fa si preferiva mandare in onda un improbabile filmato con l'onorevole Gargani di Forza Italia. Era già trascorsa un'ora e mezza e nessuno fra l'altro, nemmeno Molino dallo studio, aveva sentito il bisogno di iniziare a leggere diversamente un evento che a poco a poco, con la forza delle immagini aveva reso palese non solo quanto erano ridicoli i dati sulla folla forniti dalla questura, ma anche la consistenza di un movimento spontaneo che inevitabilmente costringerà a riflettere non soltanto lo scettico D'Alema, ma lo stesso governo Berlusconi, e quella Italia che non è stata ancora anestetizzata dalla televisione.


Ieri sera, al termine dell'annuale marcia per la giustizia e la pace di Agliana (Pistoia) abbiamo ascoltato da Giancarlo Caselli, Gherardo Colombo e Alex Zanotelli la profondità delle ragioni che hanno spinto una parte d'Italia a non tirarsi più indietro e a scendere per strada. Dopo di loro anche don Ciotti e Gino Strada, che hanno ripetuto i messaggi da loro lanciati a piazza San Giovanni e che la diretta tv ha inopinatamente deciso di negarci.

 

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