L’articolo d’esordio al Tuttosport

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Viani: "Da Lugano tornerò con... rinforzi"
Viani: "Da Lugano tornerò con... rinforzi"

Il primo maestro di scrittura di Minà è Antonio Ghirelli, suo direttore al Tuttosport di Torino, al quale deve il suo esordio su carta stampata e la sua prima, indimenticabile strigliata, a poche ore di distanza l’una dall’altra. Dell’articolo in questione, un resoconto della vittoria degli azzurri contro la Svizzera per una partita di Coppa Internazionale, Minà ne scriverà nel quattordicesimo capitolo della sua autobiografia, Storia di un boxeur latino:

“Ghirelli non voleva pezzi asciutti, come si tende a chiedere adesso, una cronaca del fatto nuda e cruda. No, li voleva fioriti, ma non di aggettivi. Era napoletano, e voleva “il sale sulla pasta”, il condimento. Aveva per esempio una precisa idea di servizio: il lettore doveva sapere più cose possibili intorno all’evento sportivo. Ogni cosa, in fondo, era un pretesto per allargare lo sguardo. Il giornalismo dove si racconta quello che gira intorno allo sport lo inventò lui; prima esistevano soltanto gli articoli essenziali degli addetti ai lavori, commenti tecnici che si limitavano ai rilievi di un esperto di calcio. A Ghirelli piaceva tutto quello che dava più sostanza al gusto.
Io ero appena il terzo corrispondente da Roma. Un giorno però si presentò l’occasione di mettermi in mostra. Mi avevano mandato a Napoli, per una partita della Nazionale, a “fare gli spogliatoi”.
Fare gli spogliatoi voleva dire scendere giù a parlare con i massaggiatori, con i raccattapalle, raccogliere le interviste, le voci, gli umori. Una pratica che mi è rimasta abituale. Sono sempre stato attratto dalle quinte più che dalla scena. E credo che sia dietro il palcoscenico che un giornalista deve andare a ficcare il naso o ad aspettare la notizia. Anche in seguito, fu una delle poche regole a cui sono rimasto fedele. Uscire poco prima che la partita di calcio o l’incontro di pugilato sia terminato e anticipare tutti nel luogo dove si ritirano gli atleti. In fondo, anche per la vita è così. Le frasi più interessanti, le parole più vere, il viso delle persone, si mostrano a luci spente. Quello che accade in superficie lo vedono tutti, non c’è quasi niente da raccontare. È sotto la punta dell’iceberg che bisogna mettere la testa.
Quello sarebbe stato il mio esordio in un articolo importante, e io avevo come una febbre addosso.
Mi ero messo a scriverlo in sala stampa. Anche le sale stampe di una volta meritano una descrizione. Erano i luoghi più dissestati del mondo, dei veri porti di mare, per questo mi hanno sempre fatto un po’ ridere tutti quelli che per scrivere hanno bisogno di concentrarsi e di essere lasciati in pace. Ti devi abituare a lavorare in situazioni ostili, la vita è tutta qui. In sala stampa solo le testate nobili avevano due o tre tavoli larghi. Per tutti gli altri, scrivanie piccole e condivise, decine e decine di persone intorno, rumore di fondo continuo, il fumo delle sigarette, voci che è impossibile zittire.
Io, quel giorno, non mi volevo staccare dal mio primo articolo. Quando sei giovane, non lo molleresti mai, lo impreziosisci, lo adori, non smetti mai di correggerlo. Non è che l’abbia consegnato tardissimo, per la verità, ma diciamo che da acerbo e presuntuoso coglione qual ero, mi ero preso il mio tempo.
Poco dopo mi chiamarono al telefono. Era sera, ma essendo io l’ultimo ragazzo di bottega restavo fino a tardi a trasmettere gli articoli dei giornalisti più importanti e accreditati, quelli che si erano fabbricati una firma. Loro se ne andavano, e noi rimanevamo di guardia in sala stampa.
“Minà, chi è Minà?”, aveva urlato qualcuno. “Lo vogliono al centralino, è il suo direttore.”
Il centralino smistava tutte le telefonate e io ero entrato dentro una di quelle tarlate e polverose cabine da cui dettavo gli articoli, ripetendomi “Cazzo, devo aver scritto un capolavoro, se il mio direttore Ghirelli ha sentito il bisogno di chiamarmi da Torino”.
“Pronto sei Minà?”. “Sì, sono Minà”. “Senti, sono Ghirelli, il tuo direttore. Volevo capire dalla tua voce se tu sei uno stronzo o un egoista, perché se sei uno stronzo, be’, non ci servi, non ci serve chi mette in crisi la macchina del giornale perché non capisce i tempi e non rispetta le consegne; se invece sei un egoista devi andare affanculo perché noi non abbiamo bisogno di chi tutela solo se stesso.” A ripensarci quasi mi vengono le lacrime, ero all’esordio, avevo vent’anni, e fino ad allora il mio direttore mi aveva parlato sempre dolcemente.”
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Ho chiamato Nicolè in aiuto a Brighenti
Ho chiamato Nicolè in aiuto a Brighenti

L’articolo incriminato è quello che il giovane cronista, appena ventunenne, scrive per l’edizione del quotidiano sportivo del 7 gennaio 1960, l’indomani della vittoria dell’Italia sulla Svizzera per 3 a 0, in occasione della Coppa Internazionale dell’annata 1959-60. Il primo gol è dello juventino Colombo, il secondo gol è di un altro bianconero, Stacchini, mentre il terzo è siglato dall’attaccante della Fiorentina, Montuori.

“Moderato entusiasmo negli spogliatoi azzurri”, esordisce Minà, dopo essere riuscito a passare in rassegna tutti coloro che avevano cominciato a transitare nel camerone. C’è l’allenatore della Juventus Cesarini, quel Cesarini della zona omonima, negli spogliatoi per complimentarsi con i suoi quattro ragazzi in azzurro – Nicolè, Sarti, Colombo e Stacchini, due dei quali avevano regalato alla squadra due dei tre gol della vittoria. Arriva poco dopo il commissario unico della nazionale, Giuseppe Viani, detto don Gipo, che nel complesso si ritiene soddisfatto, nonostante ci sia stato “del buono e del meno buono”. Commenta i cambi effettuati: alcuni gli erano stati contestati, come quello di Mora, un giovane esordiente della Sampdoria, la cui “amarezza gli si legge in volto”, nonostante faccia buon viso a cattivo gioco e si faccia alla fine trasportare dai festeggiamenti. Segue una breve carrellata di commenti degli azzurri: Stacchini, che ha segnato la sua prima rete in azzurro, Colombo, autore del primo gol della partita, di testa, erroneamente scambiata per un autorete svizzera; e poi Lojacono, Montuori, Nicolé, Sarti.

Minà conclude l’articolo di fondo con due battute del massaggiatore Sarroglia, “che ci rende edotti sulle condizioni fisiche dei nostri”. La vittoria della nazionale italiana non avrà un seguito. La squadra sarà sconfitta dalla Spagna e poi dall’Austria, è viene così squalificata ufficialmente dalla Coppa Internazionale, sesta e ultima edizione del torneo prima di essere sostituita dai campionati europei.

 

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